Finanza
Maltratta l’alunno, condannata
Un mese e dieci giorni per aver strattonato un bimbo delle elementari che non voleva star fermo
LUCCA. Sono lontani anni luce i tempi in cui la maestra impartiva dolorose punizioni corporali agli alunni indisciplinati, maleducati o semplicemente somari. La legge sino agli anni Sessanta permetteva comportamenti persino vessatori nei confronti degli studenti. Adesso la condotta dei soggetti deputati all’educazione e all’insegnamento che sconfina dallo ius corrigendi è punita severamente. Altro che bacchettate sulle dita o alunni finiti dietro la lavagna. Chi abusa dei mezzi di correzione rischia pesanti condanne. Così una maestra di 48 anni residente in Lucchesia e originaria della provincia di Pisa, non riuscendo ad avere il controllo sulla classe finisce per agitarsi e strattonare un piccolo alunno disobbediente ai comandi, che non sta fermo un secondo e non vuol mettersi seduto. Il bimbo, spaventato, racconta tutto alla mamma. La donna, tra l’altro, nota un piccolo segno rosso all’altezza del collo. Lo carica in macchina e lo accompagna al pronto soccorso. Nulla di preoccupante, ma quel referto è fondamentale per la denuncia dell’insegnante che ieri mattina il giudice del tribunale di Lucca, Mario Profeta, condanna in abbreviato a un mese e 10 giorni di reclusione.
I fatti. Omettiamo il nome dell’insegnante condannata e della scuola dove prestava servizio per evitare che possa essere identificato il bambino in modo da evitargli qualsiasi ulteriore trauma. L’episodio che fa scaturire il processo penale risale al 25 febbraio 2010 in una scuola elementare della Piana. Secondo l’esposto-denuncia la maestra in un momento di confusione in classe non riuscendo a tenere la disciplina si dimentica dei suoi doveri di educatrice e per riportare l’ordine inizia a strattonare un paio di bambini. Vuole che tornino a sedere e probabilmente lo fa con un po’ troppa energia. «I bambini non si toccano neanche con un dito» sostiene il pm in aula. E quando il potere disciplinare sconfina con l’abuso e al ricorso alla seppur minima «violenza» s’impedisce l’armonico sviluppo della personalità previsto dal legislatore. E s’incappa nelle sanzioni penali. Starà poi alle istituzioni scolastiche stabilire se la docente dovrà incorrere anche in provvedimenti disciplinari.
Il ricorso. Gli avvocati della maestra hanno optato per l’abbreviato certi della non colpevolezza della loro assistita (altrimenti potevano optare per un decreto penale di condanna, una sanzione pecuniaria). La decisione del giudice li costringe a ricorrere in Appello.
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