Sicurezza
Il biglietto da visita? I cavi penzolanti
Un brutto spettacolo per la città la grande quantità di cavi elettrici sulle facciate dei palazzi storici, spesso anche cadenti
LUCCA. Passano spesso inosservate perché la gran parte dei lucchesi, ormai, ci si è abituata. Non c'è tempo, si va in fretta, si tira dritto per la propria strada, senza alzare lo sguardo. Più facile che restino immortalate nei click dei turisti, con più tempo di girare a naso insù. E allora sono guai per le brutture dell'arredo urbano. Che si svelano impietosamente.
Sono tante, troppe. Basta trasformarsi in turisti, anche solo per pochi minuti, e balzano subito agli occhi intanto perché sono inappropriate, per una città d'arte come Lucca, e poi perché, in alcuni casi, sono fuori legge: grovigli di cavi, orologi fermi, asfalto rattoppato, volantini e manifesti appiccicati ai palazzi, campanelli sdentati, cartelli sbilenchi, portamenu giganti, insegne al neon, fioriere vuote e rotte, condizionatori alle finestre, sacchi neri per nascondere indicazioni stradali, contatori sospesi, scritte fosforescenti alle vetrine, faretti moderni.
La nostra inchiesta parte da qui: dal racconto, in sintesi, di queste brutture.
I cavi penzolanti. In questo lungo, ma sommario elenco, qualcosa svetta più del resto: i cavi e i fili penzolanti. Con gli occhi del turista, Lucca sembra la città dei cavi lasciati a metà. Per notarli non serve avere il collo da giraffa.
Tanti sono poco più su dei nostri occhi e incorniciano porte e primi piani. Se poi si continua a guardare in alto, ne vengono fuori altrettanti, arrampicati da una finestra all'altra fino ai tetti come le liane di una foresta.
S'incontrano a un ritmo frenetico, un passo dietro l'altro, grandi e piccoli, ma tutti inevitabilmente brutti. Via Elisa, via S. Croce, via Roma, piazza San Michele, via Fillungo, via Santa Giustina. Si cambia parte della città, ma il ritmo non cambia. Si perde il conto, inutile segnare le strade dove ci sono cavi e fili penzolanti. Ce l'hanno tutte: secondarie e principali, transitate e solitarie.
In piazza San Michele, per esempio, un bel filo si allunga tutto fiero vicino alla targa con il nome della piazza: sicuramente non rischia di rimanere escluso dalle foto dei turisti. Uguale spettacolino nel palazzo della Biblioteca statale, in via S. Maria Corteorlandini. Sulla facciata rifatta e ritinta, a poca distanza dagli stemmi in pietra tirati a lucido, si fa largo un serpente che sguscia in verticale e in orizzontale.
Il cartello insacchettato. Fa a gara, quanto a bruttezza, con il vecchio cartello stradale insacchettato – il sacchetto è di quelli neri condominiali con laccetti – che sporge all'angolo del palazzo. Anche in altri edifici vicini e da poco restaurati – come in via S. Giorgio – ci sono cavi e fili rimasti allo scoperto. Chi ha fatto i lavori non ha preso spunto dal palazzo di piazza San Salvatore, dove i cavi sono stati tinti con lo stesso colore della facciata, così da essere meno evidenti.
S'incontrano spesso, poi, veri e propri grovigli. Il più caratteristico – anche per la sua posizione, a fianco di palazzo Orsetti, edificio storico oltreché sede del Comune – è in via S. Giustina: fili su fili che si dipanano da un gabbiotto sospeso, non troppo in alto e quindi abbastanza evidente, sopra quello che un tempo era un negozio e ora è un fondo in abbandono.
Ma non è il solo pasticcio di cavi piazzato in bella mostra in luoghi turisticamente frequentatissimi. Anzi, ce n'è uno, fortunatamente non di grosse dimensioni, proprio accanto all'ingresso della Torre Guinigi, ad altezza d'uomo. Nemmeno via Fillungo è immune.
Campanelli sventrati. Oltre ai cavi, non è difficile vedere campanelli sventrati e sdentati, degni più di una baraccopoli che della via pedonale più importante della città. E sono numerose pure le scritte fosforescenti sulle vetrine dei negozi, come i portamenu di dimensioni spropositate fuori dai locali (anche in altre zone del centro).
Nemmeno le sedi comunali, infine, sembrano essere risparmiate da questa dilagante bruttura, dalle porte tappezzate di manifesti dell'ufficio Urp di via del Moro al condizionatore nero fuori dalle finestre di palazzo Santini.
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