Il Tirreno

Lucca

Padri di famiglia, sono loro i nuovi poveri

di Alessandro Petrini

Sono 1.268 le persone che nel 2011 si sono presentate ai centri di ascolto presenti nella diocesi: pesa la disoccupazione

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LUCCA. Sono 1.268 le persone che lo scorso anno si sono rivolte ai centri di ascolto della Caritas diocesana. In tutto 26 in meno rispetto al 2010 ma il risultato sostanzialmente non cambia perché a partire dal 2009, quando gli effetti della crisi internazionale sono arrivati anche a Lucca, i numeri sono saliti per poi rimanere sostanzialmente stabili.

Il rapporto. Numeri che sicuramente sono parziali ma sicuramente significativi perché inquadrano una realtà ben radicata che è presente sul territorio con venti centri di ascolto e una conoscenza che in certe frazioni passa di casa in casa e di quartiere in quartiere. E la povertà quando arriva non fa differenza tra italiani e stranieri perché – come si legge nel rapporto degli osservatori diocesani della Toscana - «seppur legata a motivazioni e percorsi di vita differenti, si caratterizza per avere margini di somiglianza sempre più ampi». In altre parole i percorsi per diventare poveri sono aumentati ma gli effetti sono rimasti i soliti e per questo a essere colpiti sono soggetti differenti rispetto al passato. È la situazione di emergenza quella che viene riscontrata sempre più spesso nei centri d’ascolto. Situazioni talmente critiche da richiedere interventi urgenti per ristabilire una condizione di benessere minimamente accettabile.

Identikit dei nuovi poveri. Più esposte sono indubbiamente le donne anche se negli ultimi anni la loro incidenza è diminuita di circa 12 punti percentuali avvicinando il divario verso gli uomini che hanno passato la soglia del 37%. Persone dietro le quali ci sono le famiglie.

Sempre più spesso (60,38%) a rivolgersi alla Caritas sono padri che non riescono più a soddisfare in modo autonomo le esigenze del proprio nucleo familiare. Una realtà aggravata dai processi di separazione o di divorzio che ormai non creano disagi e difficoltà soltanto alle donne ma interessano in maniera crescente anche gli uomini (+3,23%).

Il disagio dei giovani. Ed è inevitabile che a soffrire di più siano le famiglie con figli minori che vanno ancora a scuola, ma la situazione non migliora se si pensa alle difficoltà di inserimento lavorativo dei giovani una volta terminati gli studi. Un periodo che finisce per comportare un ulteriore allungamento della condizione di dipendenza economica.

Ma anche la casa incide profondamente nel bilancio delle famiglie. Così in caso di perdita del lavoro di un familiare, i costi di affitto diventano uno dei principali motivi di indebitamento.

Se il lavoro non basta o non c’è. Ma i dati della Caritas spiegano che in molti casi i costi per l’abitazione incidono anche quando si continua ad avere un lavoro. Nel 14,4% dei casi infatti le entrate sono insufficienti a causa dei bassi livelli di retribuzione rispetto ai costi dell’abitazione oppure alla precarietà delle condizioni contrattuali che in alcuni periodi possono prevedere anche l’inattività. Così tra gli italiani che chiedono aiuto, il 37,9% paga un affitto. I soggetti che usufruiscono di un alloggio di edilizia popolare, come negli anni passati, sono in larghissima parte italiani e in totale rappresentano l’11,59% delle persone accolte.

Ma il dato emblematico è quello legato alla disoccupazione. Il 69% di coloro che chiedono aiuto ai centri di ascolto è infatti in cerca di lavoro e anche nella popolazione, tradizionalmente meno esposta al fenomeno, pur registrando una diminuzione di due punti rispetto al 2010, la percentuale continua a rimanere superiore al 60%. Aumenta anche il numero di donne che si rivolgono ai centri svolgendo attività lavorativa come casalinghe (+2,65%).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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