La manifestazione
Del Carlo lascia il cda di Acque Spa
Polemica con Del Ghingaro: «Se accettare un incarico significa avere catene, a me non interessa»
CAPANNORI. Si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Acque Spa, ma resta in politica «per lavorare nel mio partito, il Pd». La lettera di addio è stata inviata ieri mattina da Riccardo Del Carlo, del quale aveva chiesto la testa il sindaco Giorgio Del Ghingaro. La sfiducia era arrivata in una calda giornata d’estate. L’addio, però, non è con le penne basse. Spiega Del Carlo: «La ragione che mi ha spinto a questo passo non è la sfiducia ricevuta da Del Ghingaro: il sindaco non ha il potere di revocare il mio incarico, come erroneamente sostiene, tant’è vero che servono le dimissioni. La ragione non è l’accusa che mi rivolge, di aver lavorato male come consigliere: sono in grado di dimostrare la correttezza del mio operato e i risultati del mio lavoro di questi mesi, riconosciuti pubblicamente dai soci e dagli altri sindaci della Piana. La ragione non sono gli attacchi personali che il primo cittadino si è sentito in dovere di rivolgermi: sono abbastanza forte da non lasciarmi condizionare nelle mie scelte dalle offese e dal fango mediatico che mi ha gettato contro. Ho preso la decisione di dimettermi perché, quando nel marzo del 2011 ho accettato l’incarico, pensavo che avrei potuto svolgere il mio mandato occupandomi dei problemi dei cittadini, non pensavo di mettermi addosso delle catene. Quando sono stato nominato il sindaco conosceva bene le critiche che da tempo rivolgo a lui e all’amministrazione riguardo al deficit di democrazia nei processi di partecipazione. Mi aveva già definito un “dissidente”; sapeva che avevamo idee diverse sulla questione compostaggio, sul modo di intendere il ruolo dei partiti nella vita pubblica, e su molte altre questioni di natura politica. Mi chiedo allora: perché ha avuto fiducia in me e mi ha indicato come suo rappresentante nella società? Cosa altro si aspettava da me? Se era un incarico fiduciario, come ha fatto ad avere fiducia in un suo avversario politico, e poi improvvisamente a perderla? Mi chiedo infine: non è che quello che ci si aspettava da me con l’incarico fosse un cambiamento di rotta politica? Se così fosse sarebbe molto grave. Se accettare un incarico pubblico significa mettersi addosso delle catene, a me allora non interessa. Lascio al sindaco l’incarico e le catene, che le dia a qualcun’altro disposto ad accettare questa logica. A questo punto dico al mio sindaco e ai suoi silenziosi seguaci: ora che mi hai denigrato pubblicamente, ora che mi sono dimesso, sei soddisfatto? Sei pronto per tornare a confrontarti nel partito? Sei pronto a prendere la tessera del Pd? O servono altre teste?
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