Il Tirreno

Lucca

Lucca si svuota. Bar, ristoranti e hotel riducono il personale

di Gianni Parrini

Al termine dei Comics in 150 perderanno il posto di lavoro I sindacati: problema annoso, si sfrutta il precariato

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LUCCA. Sono circa 150. Sono per lo più giovani (ma non solo) che hanno lavorato duramente nel periodo primavera-estate in negozi, bar, ristoranti e alberghi del centro di Lucca. Ma dal 5 novembre se ne staranno a casa. Con la fine dei Comics inizia la fase buia di Lucca: il cielo si incupisce, pioggia e gelo allontanano i turisti e poco a poco la città si svuota. Così anche gli esercizi pubblici del centro riducono gli orari di lavoro e le aperture. E di conseguenza mandano a casa il personale in esubero. Il fenomeno si ripete più o meno tutti gli anni: a Pasqua si assumono truppe di volenterosi pronti a macinare chilometri per prendere le ordinazioni ai tavoli, scaricare i bagagli dei vacanzieri o dare una mano in cucina. Ma a novembre, dopo che hanno iniziato a padroneggiare il mestiere, si rimandano a spasso. I più fortunati in cassa integrazione. «Non abbiamo un quadro preciso ma molte attività stagionali e turistiche stanno valutando come ridurre gli organici al minimo – spiega Massimiliano Bindocci, segretario Filcams Cgil – In totale sono circa 150 le persone che, tra avventizi e lavoratori fissi, verranno messe a casa. Si tratta in gran parte di giovani, ma sempre più spesso troviamo anche degli adulti, che dopo essere stati espulsi dai cicli produttivi dell’industria si reinventano in queste mansioni».

A determinare un simile stato di cose secondo il sindacalista sono sostanzialmente due fattori: la pessima calendarizzazione degli eventi e una cattiva cultura imprenditoriale dei datori di lavoro. «Finiti i Comics a Lucca comincia la fase del “nulla eterno” – argomenta Bindocci – E poi c’è una scarsa ricerca della professionalità: si preferisce arrangiarsi riprendendo ogni anno persone nuove che non hanno avuto l’adeguata formazione. A mio giudizio questo comportamento non giova alla città e non rende omogenei prezzi e servizi».

Fino a oggi si usavano contratti a chiamata, di apprendistato o a tempo determinato. Ma la riforma Fornero è intervenuta su queste forme di rapporto per cercare di evitare gli abusi (soprattutto nel caso di quelli a chiamata) che talvolta si verificavano. Dunque i titolari di bar, ristoranti e alberghi dovranno trovare un’altra forma contrattuale. Una soluzione per garantire maggiormente anche i lavoratori in realtà ci sarebbe: «Tempo fa avevamo siglato con Confcommercio e Confesercenti un contratto provinciale. Prevedeva una serie di flessibilità di orari e periodi per venire incontro alle esigenze delle aziende – prosegue Bindocci – Era una misura tesa a ridurre il precariato: in cambio in cambio prevedeva un premio annuo, un po’ di formazione e sostegno al reddito».

Per chi ha contratti a tempo determinato o indeterminato invece della disoccupazione partirà la cassa integrazione: «Ma non sappiamo ancora per quanto – spiega Roberto Perna vicedirettore di Confcommercio – Quella in deroga è prevista solo fino a fine anno, dato che è stata abolita dalla riforma. Vedremo cosa succederà, di sicuro già in questa fase sono molte le richieste che ogni giorno ci arrivano da parte di ristoranti e alberghi del centro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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