Il Tirreno

Lucca

Bancarotta, 2 condanne

Bancarotta, 2 condanne

Ristoratore inabilitato all’esercizio dell’impresa per 10 anni

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LUCCA. Due anni e otto mesi di reclusione, ma soprattutto l’inabilitazione all’esercizio dell’impresa per 10 anni. È la decisione del tribunale di Lucca (presidente Valentino Pezzuti, a latere Riccardo Nerucci e Letizia Di Grazia) in relazione all’accusa di bancarotta per distrazione nei confronti di Antonio Bruno Damiani e della moglie Stefania Coltelli che in passato gestivano il ristorante Damiani - peraltro attualmente in attività e diretto da altre persone - sul viale Europa. Preannunciato il ricorso in Appello.

La società era in liquidazione dal 2009 e il fallimento risale al 2010. Per la procura - l’indagine venne condotta dal sostituto procuratore Enrico Corucci - furono distratti fondi, non registrate spese e compilate false schede carburante. Stando all’accusa i debiti ammontavano a circa 450mila euro. Tra le principali cause del dissesto la mancata riscossione di un credito ingente - si parla di una somma che si aggira sui 90mila euro - nei confronti dell’As Lucchese Libertas 1905 all’epoca presieduta dall’uomo d’affari siro-armeno Fouzi Hadj. Il crac della società di calcio e alcuni investimenti non proprio azzeccati avrebbero mandato in crisi la gestione.

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