Attenzione
Da commesse e sindacati no alle aperture illimitate
Tutti pronti a scendere ancora una volta in piazza a protestare contro il decreto del governo Monti che autorizza negozi e centri commerciali a lavorare sempre
LUCCA. Pronti a protestare. A scendere ancora in piazza con lo slogan "La festa non si vende e la domenica voglio stare con mamma e papà". Come ad aprile scorso, quando alle commesse arrivò anche la solidarietà del vescovo Castellani. E come hanno fatto domenica sul piazzale dei Gigli di Campi Bisenzio tanti lavoratori del centro commerciale e le loro famiglie. Il sindacato Filcams Cgil promette nuove mobilitazioni contro le aperture illimitate della domenica introdotte dal governo Monti nel decreto Salva Italia. Per l'organizzazione sindacale, eccetto chi svolge servizi essenziali o chi opera in luoghi turistici, le domeniche da passare al lavoro si riducono a una.
«Contro la norma del decreto Monti - spiega il responsabile Massimiliano Bindocci - la Regione, anche dietro le nostre sollecitazioni, ha presentato ricorso, rivendicando la titolarità a decidere sul tema del commercio. Ora aspettiamo di sapere cosa deciderà la Corte Costituzionale, la cui sentenza dovrebbe giungere ai primi di novembre. Se la materia tornerà alle Regioni, chiederemo immediatamente di ridurre le aperture domenicali. Se la legge Monti sarà ritenuta legittima, riprenderemo la mobilitazione, altrettanto immediatamente, contro un sistema che taglia fuori completamente la famiglia».
Un'opinione condivisa da molti. A partire dal presidente della Regione, Enrico Rossi, che ieri, sul suo profilo Facebook, non ha mancato di fare riferimento alla manifestazione ai Gigli e ha ribadito la sua posizione. «Mi batto da mesi - scrive - contro queste aperture indiscriminate e continuerò a farlo».
Anche per Rodolfo Pasquini, direttore di Confcommercio Lucca, la liberalizzazione completa degli orari non serve a niente e, anzi, finirà per portare ulteriore impoverimento. «In questo senso - dice - il decreto Monti non va bene. Le liberalizzazioni vanno attuate soltanto in certi periodi di punta, come il Natale, durante l'estate nelle località della costa o quando ci sono degli eventi, come il salone dei Comics ai primi di novembre a Lucca, il Settembre lucchese o altre manifestazioni circoscritte. In tutti gli altri casi serve un calendario che, a nostro giudizio, dovrebbe prevedere da 22 a 26 domeniche l'anno, non di più».
Punta il dito contro la mancanza di norme chiare Emanuele Pasquini, direttore di Confesercenti Lucca. «La Regione ha fatto bene a presentare il ricorso - afferma - perché attualmente vige una totale deregulation che non porta alcun beneficio. Tra l'altro il piano che era stato stabilito in precedenza al decreto del governo rispondeva a certi requisiti e la flessibilità era già stata introdotta».
Giampiero Guidi, segretario Fisascat Cisl, introduce un ulteriore concetto, ferma restando la sua contrarietà alle aperture libere che producono - così li chiama - i condannati a vita alla domenica. «Bisognerebbe avere il coraggio di riscrivere certe regole - dice -, per esempio spalmare le domeniche tra tutti i lavoratori in modo che non siano costretti sempre gli stessi a lavorare. Ma questo significherebbe, per le aziende e per gli stessi lavoratori, un cambio di mentalità».
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