Il dolore
Bancarotta, due maxi condanne per un crac da oltre un milione
Sette anni e 4 mesi di reclusione per il fallimento del calzaturificio “Isoshoes” di Segromigno a due imprenditori della Media Valle che non avrebbero versato i contributi assistenziali ai lavoratori
SEGROMIGNO. Sette anni e quattro mesi di reclusione per entrambi con le pene accessorie dell’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e l’inabilitazione a svolgere l’esercizio di un’impresa per dieci anni. Una mazzata per il «ragionier» Alberto Pieroni, 53 anni, nato a Barga e all’epoca dei fatti (novembre 2010) arrestato dalle fiamme gialle a Pontremoli e per Marino Bertoli, 57 anni, originario di Gallicano e dimorante a Lappato. Entrambi accusati di bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione per il fallimento del calzaturificio Isoshoes 2003 con sede a Segromigno. Quattordici anni e otto mesi complessivi inflitti dai giudici del tribunale (presidente Carlo Annarumma, a latere Letizia Di Grazia e Riccardo Nerucci) che hanno aderito alle richieste del pm Piero Capizzoto in virtù della recidiva specifica reiterata infraquinquennale per i due piccoli imprenditori. I loro avvocati, Marco Treggi e Manuela Gufoni, ricorreranno in Appello. L’avvocato Treggi ribadisce l’estraneità del suo assistito che nel periodo a cui si riferisce il crac risiedeva a Modena e gestiva un’attività di ristorazione. Per il legale sarebbero altri i responsabili. Ma le carte visionate dai giudici e la laboriosa indagine delle fiamme gialle dimostrerebbero il suo coinvolgimento.
Crac milionario. Tra le ragioni che all’epoca indussero il magistrato a chiedere e ottenere le misure cautelari l’occultamento e la distruzione delle scritture contabili del calzaturificio in modo da non poter ricostruire la contabilità. Il passivo della Isoshoes 2003, per i finanzieri della tributaria diretti dal colonnello Vito Di Terlizzi, ammontava a più di un milione di euro a fronte di un attivo inesistente. Perché era sparito tutto: beni strumentali, crediti, ricavi e merci in magazzino.
Contributi non versati. Stando alle fiamme gialle gli operai addetti alla manovia del calzaturificio guadagnavano cifre assai inferiori ai mille euro al mese ricevendo la busta paga, ma senza il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. E per i finanzieri al di là del danno ai fornitori i due imputati condannati avrebbero causato un ingente danno d’imponibile all’Erario attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. All’inizio della vicenda erano finiti nel registro degli indagati anche tre operai di manovia utilizzati come prestanome, ma le loro posizioni sono state archiviate su richiesta dell’accusa.
Precedenti penali. Le condanne a pene così elevate (al di là dell’estrema gravità del reato che danneggia i terzi e lo Stato) sono state possibili perché Bertoli nel 2008 venne condannato a tre anni e Pieroni a 12 mesi in relazione ad omesse dichiarazioni dei redditi e dell’Iva.©RIPRODUZIONE RISERVATA©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
