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Siccità, 19 milioni di danni Agricoltura in grave crisi

Siccità, 19 milioni di danni Agricoltura in grave crisi

La Cia chiede al governo Monti il riconoscimento dello stato di calamità La pioggia di maggio non è bastata a salvare le produzioni di cereali e olio

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LUCCA. Diciannove milioni di euro di danni per il comportato agricolo a causa della siccità in provincia di Lucca. Questo è il drammatico bilancio di una delle estati meno piovose della storia. Diffusa in questi giorni dalla Provincia di Lucca, la stima si riferisce all'intero comparto agro-zootecnico e confermano i timori che si erano già evidenziati nei mesi appena trascorsi.

«Come avevamo previsto – spiega il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori-Cia, Gian Piero Tartagni – i danni maggiori sono relativi alle colture delle cerealicole e, in particolare, del mais che, almeno per quanto riguarda la nostra provincia, è stato fortemente penalizzato dalla prolungata siccità. Non è bastata la pioggia del mese di maggio che ha, in una qualche misura, “salvato” il raccolto del grano, a migliorare una situazione veramente difficile. Secondo la Provincia, infatti, in questa coltura abbiamo un danno pari a 6 milioni di euro. Il danno è, però, destinato a crescere ulteriormente se si considera che questi raccolti dovevano servire per i mangimi per gli allevamenti. Si corre, in questo modo, il rischio che, a fronte di un abbassamento del prezzo del latte, l'aumento dei costi dei mangimi costringa alcuni allevamenti a chiudere la propria attività».

Sono ancora non definitivi i dati relativi all'olivo e alle castagne, ma la prospettiva – considerando che il bel tempo continua – è che siano rispettivamente di 3 milioni di euro ognuno: «Un territorio come quello di Lucca – commenta il direttore della Cia di Lucca, Alberto Focacci – ha nell'olio e nelle castagne due delle sue eccellenze: anche in questo caso, pertanto, siamo di fronte a un danno che, al momento, non possiamo stimare nel suo complesso, in quanto, oltre al dato immediato che proviene dal raccolto, vi sarà da quantificare quello relativo al prodotto finito e alla sua mancata commercializzazione, con tutte le ripercussioni che questo potrà avere sulle aziende agricole in questo momento di crisi».

Una situazione, dunque, particolarmente difficile che, per la Cia di Lucca, esige risposte rapide e concrete anche da parte della politica. «Chiediamo - concludono i vertici dell'associazione - il riconoscimento dello stato di calamità da parte del Governo».

Secondo le stime effettuate a livello regionale la riduzione di produttività sui cereali sarebbe del 40%, quella per le uve da vino andrebbe dal 20 al 30%, quella olivicola dal 40 al 60%, per la frutta si stimano perdite dal 30 al 40% e nel settore orticolo dal 40 al 50%. Anche la zootecnia accuserebbe perdite che vanno dal 40 al 50% a causa dello stress subito dagli animali e per la mancanza di foraggi freschi.

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