Sicurezza
Laureata e in fila in cerca di un posto anche da badante
Centro per l’impiego, si apre alle 9 ma la coda è già lunga Giovani e vecchi, stranieri e italiani aspettano il loro turno
LUCCA. Il centro per l’impiego di San Vito apre alle 9 ma le persone iniziano ad arrivare molto prima. L’obiettivo è di ottimizzare i tempi e non rimanere invischiati poi nel gruppo che si forma all’ingresso dove chi rimane bloccato rischia di perdere buona parte della mattinata. Nei primi giorni del mese è così. Lo sanno tutti. E i lunedì sono i giorni in cui la fila è ancora più lunga, diventa difficile trovare parcheggio e anche la piccola traversa che unisce la via Pesciatina alla via Vecchia Pesciatina rimane congestionata. Ieri non c’era la ressa dei momenti di punta ma all’apertura c’erano comunque una trentina di persone in attesa del loro turno. E ogni giorno è così, e sempre di più. Perché per ogni vertenza che si apre si allarga il numero delle persone in cassa integrazione e in mobilità.
La prima ad arrivare è una signora sulla cinquantina. Ha voglia di parlare e di raccontare la sua storia ma in pochi, pochissimi vogliono dire il proprio nome o comparire nelle fotografie. Meglio mantenere la riservatezza perché essere riconosciuti potrebbe magari costare l’esclusione da un lavoro in un secondo momento. La signora ha una mano steccata e spiega subito che viene da un contratto a termine di tre mesi che non le è stato rinnovato proprio perché si è fatta male. Nella chiacchierata viene fuori che di anni ne ha 55 ed è rimasta coinvolta nella chiusura di una grande azienda della Piana. Ora alla sua età cerca di ricollocarsi, sa bene che non è facile, ma è una signora determinata ed evidentemente conosce bene le dinamiche del centro per l’impiego se è arrivata addirittura un’ora e quaranta minuti prima dell’apertura dell’ufficio. Mentre parliamo accanto a noi c’è un’altra ragazza che spiega di essere venuta solamente per consultare gli annunci nella bacheca per lei e per una sua amica. E accanto a loro un altro ragazzo, molto più giovane che è venuto qui solamente per espletare alcune pratiche burocratiche. «Lavoro nel settore dei trasporti e sto per passare da un’azienda a un’altra – dice – per fortuna quindi il lavoro ce l’ho. Come penso che ce lo potrebbero avere in tanti se solo ne avessero voglia. Nel mio settore, per esempio, c’è sempre tanto bisogno. Occorre predisposizione alla fatica e voglia di fare, sia come autista che come facchino, ma ci sono sempre meno italiani mentre aumenta il numero degli stranieri».
Passano pochi minuti e arriva una ragazza sorridente. Teme che abbiamo le telecamere ma appena capisce che sono armato solamente di penna e taccuino si apre e ci dice subito il suo nome: Fatiha Haj. È arrivata dal Marocco tre anni fa ma qui in Italia ha lavorato solamente per due mesi come badante. Ha 36 anni ed è laureata in arabo e ha conseguito un diploma in giurisprudenza. «In Marocco ho lasciato il lavoro – esordisce – ero maestra. Poi ho scelto di venire in Italia pensando che qua fosse meglio. Invece mi sono accorta che sbagliavo». Ora sta seguendo un corso da mediatrice culturale e tra pochissimi giorni inizierà un corso di arabo per italiani presso una cooperativa».
Intanto arrivano altre persone alla spicciolata. Ci sono due cassaintegrati dell’Eurosak che cercano possibilità di formazione e reinserimento nel mondo del lavoro. Poi un’altra ragazza in disparte che fuma una sigaretta. Anche lei chiede di rimanere nell’anonimato ma confida di avere 37 anni e di non lavorare ormai da 3. «Ho fatto di tutto. Lavorato in una cooperativa, fatto la commessa, la barista e lavorato in fabbrica come operaia. Qui ormai vengo spesso ma mi accorgo che si cercano sempre più persone diplomate e io con la licenza media fatico a trovare una collocazione».
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