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LUCCA. Il vino lucchese - delle colline e di Montecarlo - merita l’apprezzamento degli appassionati e alcune etichette hanno le carte in regola per entrare a pieno diritto nell’Olimpo delle...

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LUCCA. Il vino lucchese - delle colline e di Montecarlo - merita l’apprezzamento degli appassionati e alcune etichette hanno le carte in regola per entrare a pieno diritto nell’Olimpo delle eccellenze italiane. Non hanno dubbi gli esperti all’indomani della pubblicazione della guida dell’Espresso 2012, un vero cult per chi ama bere bene. Un vademecum che non può mancare nella biblioteca di casa. L’Espresso promuove (e con voti molto alti) sei prodotti locali, che tuttavia non accedono al ristretto numero delle eccellenze italiane. Sfiorano il podio. Un bel risultato per “Tenuta di Valgiano” dell’azienda di Valgiano (punteggio 17,5/20), “Montechiari cabernet” di Montechiari (17/20), “Nero della spinosa” di Colle Verde (17/20), “Il Fortino” di Buonamico (16,5/20), “Esse” della fattoria La Torre (16,5/20) e “La Verruka” di Enzo Carmignani, l’unico bianco. Un vino di Lucca, uno di Matraia e quattro di Montecarlo.

«Mi fa piacere che una guida importante come quelladell’Espresso renda onore ai nostri prodotti - sottolinea Gino “Fuso”Carmignani, viticoltore-ristoratore e anche presidente del Consorzio Vini Doc di Montecarlo -. Senza fare nomi, dico che il 30-40 per cento dei vini lucchesi ha un valore di eccellenza. Noto con piacere che negli ultimi 30 anni i vini montecarlesi sono presenti in tutte le guide più importanti. E il cliente apprezza. La sensibilità e il gusto sono cambiati, in meglio: c’è più informazione, anche grazie alla televisione, e più conoscenza in virtù dei tanti corsi per sommelier». Un consiglio per gli acquirenti? «Dare valore ai soldi. Se una bottiglia costa poco, compri poco. Diciamo che un buon Doc si deve acquistare a non meno di 8 euro».

Perché piacciono i vini lucchesi? Lo spiega Ugo Massei, dell’omonima enoteca di via S. Andrea: «Anzitutto perché sono di facile beva, morbidi, piacevoli. Il chianti, per esempio, è troppo asprigno e a non tutti è gradito». Ci sono prodotti che meritano l’eccellenza? «Certamente. Io dico “I Pampini” di Fubbiano, il “Merlot” della fattoria Maria Teresa, “Montechiari cabernet”. Ma aggiungo di essere affezionato a un grande, grandissimo vino lucchese. Mi riferisco a “Greo”, che oltretutto ha un prezzo ragionevole».

A S. Anna, alla Bottega di Lucca, enoteca con spaccio di leccornie gastronomiche locali (e non solo) parla Pietro De Lillo, uno dei due titolari: «Detto che i vini lucchesi sono molti apprezzati, segnalo “Ebrius” dell’azienda Valle del Sole alla Cappella. Ottimo su carni rosse e funghi, ha 13,5 gradi, un buon prezzo ed è davvero buono. Va inserito nella serie A dei vini rossi». Al ristoratore Giuliano Pacini della Buca di S. Antonio i clienti chiedono con sempre maggior insistenza i prodotti locali: «La qualità è notevolmente cresciuta, gli enologi fanno un ottimo lavoro e ormai le nostre bottiglie sono di valore assoluto. La produzione è limitata, non ci sono grandi numeri ed è difficile farli conoscere a tutti. Forse solo per questo non sempre vengono valorizzati come invece meriterebbero». (d.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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