Il Tirreno

Lucca

Province, tra delusioni e speranze

di Barbara Antoni
Province, tra delusioni e speranze

Niente proposta unica dal Cal. Per Baccelli il massimo risultato possibile, insoddisfatto il sindaco

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LUCCA. Una discussione fiume - oltre sei ore - senza un punto di convergenza unico. Due mesi di lavoro del consiglio delle autonomie locali (Cal) in pratica vanificati: alla fine il Cal, diviso tra due anime schierate agli antipodi, ha deciso di presentare al consiglio regionale una doppia proposta sul riordino delle province.

E così il futuro della provincia di Lucca rimane sospeso, tra la proposta dell’Upi (unione province italiane), sposata sia dal sindaco Alessandro Tambellini che dal titolare della poltrona presidenziale di Palazzo Ducale, Stefano Baccelli, che disegna la nuova mappa della Toscana con cinque province (Arezzo, Prato-Pistoia, Lucca-Massa, Pisa-Livorno, Siena-Grosseto) più l’area metropolitana fiorentina e l’ipotesi sostenuta dal presidente del Cal (e sindaco di Pisa) Marco Filippeschi, dove la redistribuzione delle province toscane differisce dalla precedente nella creazione di una maxi provincia con quelle attuali di Lucca, Massa, Pisa e Livorno (oltre a quelle di Arezzo, Prato-Pistoia, Siena-Grosseto e all’area metropolitana fiorentina: in pratica l’ipotesi 4+1 rispetto alle precedente 5+1).

Il futuro di Lucca rimane, in sostanza, nelle mani del consiglio regionale prima (che entro il 23 dovrà formulare la proposta per la Toscana da presentare al governo) e al parlamento poi, che dirà l’ultima parola sul nuovo assetto delle regioni.

Per Oreste Giurlani, dell’ufficio di presidenza del Cal (nonché presidente Uncem), così facendo «il Cal rischia di perdere credibilità: la soluzione di non mettere gli enti locali in guerra tra loro non avvalora il ruolo del consiglio delle autonomie locali. Entrambe le proposte sono deboli».

«Rispetto al punto da cui eravamo partiti - dice il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli - quello ottenuto è il massimo risultato possibile. Sono sufficientemente sereno: la proposta dell’Upi è l’unica con criteri di sostenibilità e auspico che il consiglio regionale, nel vagliare le due proposte uscite dal Cal, compia una decisione basata sulla ragionevolezza». E, sempre Baccelli, dichiara apertamente di considerare «sciocchezze» le considerazioni del governatore Enrico Rossi il quale aveva consigliato al Cal, nel formulare la sua proposta sul riassetto delle province, di non andare oltre il numero (tre province più l’area metrolpolitana) previsto dal decreto della spending review. «Il decreto - dice Baccelli - non prevede criteri numerici ma territoriali, il resto è teoria. Solo la provincia di Firenze da sola ha i criteri numerici, quindi il resto della Toscana sarebbe dovuto confluire in un’unica provincia. La proposta dell’Upi riduce le province dalle dieci attuali a cinque, credo che lo spirito del decreto ci sia tutto».

Si dice «molto insoddisfatto» dell’esito del Cal il sindaco Alessandro Tambellini. Dispiace che il consiglio «si sia diviso tanto profondamente su due indirizzi, così da rinunciare a prendere una decisione, riservandola ad altri, il consiglio regionale e poi il Parlamento. Un risultato che lascia amarezza - continua il primo cittadino -: la nostra proposta di suddividere l’area vasta in due province (Lucca-Massa e Pisa-Livorno, ndr) era molto ragionevole e di buonsenso».

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