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Essere creativi e felici? È possibile la nipote di Freud spiega come
Due giorni di convegno alla fondazione Tobino su come coltivare l’originalità che è in ognuno di noi Ne discutono neurobiologi, letterati, musicisti e la scultrice discendente del padre della psicanalisi
LUCCA. Creativi e felici? Si può. E non serve essere geni. La ricetta arriverà da un drappello di scienziati, artisti e intellettuali di tutto il mondo che venerdì e sabato daranno vita a un convegno sui generis, dedicato a “Età e creatività”. Nei due giorni organizzati dalla Fondazione Tobino e dall'Iaap (International association for art and psycology), con il sostegno della Provincia, i relatori – tra cui la scultrice Jane Freud, pronipote di Sigmund, padre della psicanalisi e figlia del pittore e scultore Lucien, uno dei massimi artisti inglesi, scomparso l'anno scorso a 88 anni - si alterneranno per farci scoprire che la creatività non solo è alla portata di tutti, ma coltivarla è un modo per vivere meglio e più a lungo.
«Il convegno – spiega il curatore Franco Bellato, psichiatra, allievo e amico di Mario Tobino, vicepresidente della Fondazione intitolata al medico scrittore – vuole studiare e approfondire il legame tra parte razionale e parte inconscia dell'uomo, dove ha sede la spinta che porta alla creatività. Non sono soltanto i geni a essere creativi, ma ognuno di noi può esserlo. Essere creativi non vuol dire diventare pittori o musicisti, ma più semplicemente coltivare una passione, dal collezionare trenini a prendersi cura degli animali. E farlo mantiene la mente attiva a lungo, combattendo la decadenza che il passare degli anni porta con sé. Avere stimoli e interessi è fondamentale per vivere bene a tutte le età».
Ad addentrarsi nell'intreccio, a volte sorprendente, tra il procedere della vita e la capacità di immaginare e creare saranno specialisti in psichiatria, psicanalisi, neurobiologia, letteratura, storia dell'arte, musica, arti figurative, fotografia. «Uno straordinario campionario di eccellenze in tanti settori – puntualizza Bellato – mai prima d'ora in Italia tutte insieme».
Jane Freud, inglese, è una di queste. Con l'arte nel sangue, soltanto da adulta – a 33 anni, oggi ne ha 54 – ha cominciato a usare il cognome del padre, da cui sua madre Katherine scappò «perché così racconto a lei e ai tre fratelli – Lucien (con cui non era sposata, ndr) era troppo intenso». Katherine, artista di talento a sua volta, tolse Freud dal nome della famiglia e disse ai suoi figli di andare avanti con la ricostruzione delle loro vite. Jane non rivide il padre, che nel frattempo si era ricreato altre famiglie – ha avuto 14 figli – per 23 anni. Una volta ritrovati, non si sono più lasciati. E Jane ha capito perfettamente le parole di sua madre sull'intensità di Lucien. Lo ha disegnato e scolpito anche sul letto di morte in un'opera che è stata definita bellissima essendo giocosa, commovente e inquietante nello stesso tempo. Al convegno parlerà di questo padre così speciale e intenso. Accanto alla Freud – presente venerdì pomeriggio – altre personalità di spicco, tra cui Harold Blum, presidente emerito degli psicanalisti nordamericani; Annalisa Ferretti Levi Montalcini, psicanalista, parente del premio Nobel Rita Levi Montalcini; Cristina Acidini, soprintendente degli Uffizi; Edoardo Boncinelli, genetista, psichiatra nonché grecista e Graziella Magherini, presidente dell'Iaap.
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