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Lucca

La ditta Scatena Inox licenzia sei dipendenti

La ditta Scatena Inox licenzia sei dipendenti

L’azienda con sede a Guamo produce arredamenti e refrigerazione per bar La Fiom Cgil impugna i provvedimenti: «Sono illegittimi, inefficaci e nulli»

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GUAMO. Altri posti di lavoro persi in Lucchesia. Stavolta a restare senza impiego sono 6 dipendenti della ditta Scatena Inox di via delle Piagge: la Cgil parla di licenziamento senza preavviso e ha impugnato i provvedimenti, ritenendoli illegittimi.

La Scatena Inox, 13 dipendenti, è un’azienda produttrice di arredamenti in acciaio inox e refrigerazione per pasticcerie, gastronomie e supermercati.

« Conoscevamo la difficile situazione che stava attraversando l’impresa a seguito della persistente negativa situazione congiunturale di mercato che aveva portato ad una riduzione della commesse, ed infatti avevamo stipulato vari accordi sull’utilizzo della cassa integrazione ordinaria, l’ultimo dei quali a giugno, per 9 settimane, al fine di tutelare l’occupazione - dice Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil -. Al termine della cassa integrazione ad agosto si prevedeva la ripresa a regime dell’attività lavorativa, ma in un incontro svoltosi alla fine di luglio la proprietà ci aveva fatto presente delle difficoltà in cui versava l’azienda, anche dal punto di vista economico, tant’è che vi erano anche ritardi nel pagamento degli stipendi»

Braccini afferma che la Cgil e l’azienda avevano comunque, di comune accordo, deciso di aggiornarci a settembre, in modo da ricercare le soluzioni e gli strumenti volti a tutelare l’occupazione e la stessa impresa.

«Invece l’azienda unilateralmente ha deciso di accelerare, facendo pervenire a 6 lavoratori la lettera di licenziamento dal 1º settembre. Questa situazione non ci convince e riteniamo grave il comportamento dell’impresa. Tutti i licenziamenti sono stati impugnati in quanto illegittimi, inefficaci e nulli. Tra l’altro l’azienda nel 2011 venne divisa in 2 rami d’azienda, cosa che non abbiamo mai condiviso perché non si rilevavano condizioni tali di autonomia funzionale volte a giustificare un passaggio formale, degli allora 24 dipendenti, in due distinte società giuridiche, con conseguente perdita dei diritti acquisiti dei lavoratori, come peraltro quelli in materia di licenziamento. Nel corso di questo periodo abbiamo notato infatti che tutta questa autonomia d’impresa delle 2 società non c’è stata e che i lavoratori in qualche forma hanno anche lavorato in promiscuità. Quindi consideriamo che l’azienda rientri a tutti gli effetti nelle imprese con più di 15 dipendenti: la sommatoria dei lavoratori delle due società. Invitiamo l’impresa a rifletterci ulteriormente ed a ritirare tutti i licenziamenti, in modo da ricercare, in accordo con il sindacato, visto che gli strumenti ci sono, tutte le soluzioni del caso, anche perché in questo modo non pensiamo si vada da nessuna parte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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