Sicurezza
Malati di gioco, in 174 si fanno curare al Sert
Allarme per le patologie legate alle dipendenze da scommesse e videopoker Lucca ai primi posti in Italia con una spesa di quasi 100 milioni ogni anno
LUCCA. «Il gioco d’azzardo è vecchio quanto l’uomo ma è quando diventa compulsivo che assume la forma di pericolo. Ed è proprio in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo che questo tipo di patologia tende ad espandersi». Esordisce così il sindaco Alessandro Tambellini in occasione del convegno “Giocarsi la vita” che si è svolto a villa Bottini e a cui erano presenti, oltre al ministro della salute Renato Balduzzi, anche molti esponenti del mondo della sanità.
Si tratta, infatti, di una vera emergenza sociale, quella del gioco, un allarme peraltro che sembra scattare anche a Lucca. Nonostante la città sia dotata di una struttura attiva e funzionante come il Sert e di numerosi progetti rivolti a contrastare questo genere di dipendenze, i dati certificati da Amss, l’agenzia monopoli di Stato, per le previsioni di gioco dell’intero 2012, sono preoccupanti. La Lucchesia si trova fra le prime posizioni in Italia, con quasi 100 milioni di euro giocati all’anno. Una questione, secondo quanto risulta dallo studio Edit relativo allo scorso anno e promosso dall’Agenzia regionale di sanità che, a Lucca, riguarderebbe però i giovani solo per il 6,7%.
Ad oggi, secondo i dati registrati dal Sert dal 2001, sono 174 i soggetti che si sono presentati allo sportello per problemi correlati al gioco patologico, di cui 146 maschi (78,1%) e 28 femmine (21,9%), ma si conta che gli affetti siano molti di più. Quello che salta agli occhi è poi la difficoltà d’accesso ai servizi da parte delle donne. Con il 57%, la fascia di età prevalente appare quella fra i 30 e i 49 anni, seguita dal 23% dei soggetti fra i 50 e i 70 anni, dal 19% fra i 18 e i 29 e dall’1% dei ragazzi sotto i 18 anni. Questa però è solo la punta dell’iceberg, il numero dei giocatori è di gran lunga maggiore.Il ministro della salute, Renato Balduzzi, insiste dunque sulla mini-riforma della sanità che punta a limitare queste abitudini soprattutto fra i più giovani, bandendo videopoker e slot machine dai locali posti a meno di 500 metri da scuole, luoghi di culto, strutture che operano in ambito sanitario o socio-assistenziale.
E infatti, Giorgio Del Ghingaro, in veste di presidente Federsanità Toscana, sottolinea, durante il convegno, come il gioco d’azzardo, da fenomeno sociale sia diventato un fenomeno sanitario. Ma come ricorda Antonio D’Urso, direttore generale Azienda Usl2 di Lucca, dal 2001 è attivo un ambulatorio dedicato che pone in relazione diversi medici specializzati tra cui psicologi e psichiatri. «Tutto questo però non basta - dichiara - serve anche la volontà di coinvolgere gli esercenti perché hanno un peso fondamentale in questo settore e anche a loro devono essere offerti gli strumenti per capire quando il gioco d’azzardo si trasformi in patologia. A ciò si aggiunge poi il problema delle scarse risorse». E’ d’accordo l’onorevole Raffaella Mariani del Pd che sottolinea però che si tratti di investimenti per il futuro, da inserire nell’attenzione al benessere delle nuove generazioni e alle prospettive di sviluppo del Paese.
«Un cancro dalle contraddizioni enormi» definisce il gioco Anna Margherita Miotto della commissione Affari sociali Camera dei Deputati, sottolineando come la pubblicità ingannevole abbia la capacità di colpire l’immaginario collettivo.
«Stiamo cercando di inserire anche questi ambiti nei livelli di assistenza -conclude Balduzzi - Nel decreto abbiamo preso in considerazione anche quell’ area grigia di confine tra gioco d’azzardo problematico e gioco d’azzardo patologico: servono nuovi strumenti capaci di mettere in allerta precocemente. L’approccio al decreto si muove quindi su più temi: collocare questa patologia nei livelli di assistenza, dare ai sindaci la capacità di attuare scelte per contrastare il fenomeno e limitare la pubblicità ingannevole».
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