Il Tirreno

Lucca

Muri di diffidenza, e il disagio familiare rimane nascosto

di Barbara Antoni
Muri di diffidenza, e il disagio familiare rimane nascosto

Tanti anziani usufruiscono dei servizi sociali nella Valle ma tanti casi sono sconosciuti per volontà delle famiglie

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CASTELNUOVO. Una terra di gente diffidente, spesso restia a raccontare un problema proprio o di un familiare. Per questo il servizio sociale dell’Asl a volte ha difficoltà a entrare nei contesti in cui di aiuto, invece, c’è molto bisogno. Anche se i numeri degli assistiti - parliamo di anziani - sono già importanti: 140 gli anziani seguiti con il telesoccorso (la macchinetta che garantisce il filo diretto per richiedere aiuto), 70 quelli che beneficiano della sorveglianza attiva (telefonate giornaliere per verificare le condizioni di salute e i bisogni), 85 gli anziani che usufruiscono del servizio sociale a casa, 221 gli interventi residenziali per la non autosufficienza (più quelli residenziali, che sono 110).

Come spiega la dottoressa Beatrice Benelli, responsabile del servizio sociale nella Valle del Serchio, «il problema degli anziani nella Valle del Serchio, un territorio di 60mila abitanti, esiste ed è abbastanza importante. Ci sono tanti piccoli borghi dove effettivamente qualcosa può sfuggire, dove la gente è diffidente e avvicinarla è difficile. Anni fa - racconta ad esempio - facemmo una campagna di informazione sulla sorveglianza attiva e sul telesoccorso, che è ancora gratuito nella Valle, ma abbiamo trovato famiglie, persone anziane che vivono isolate, che non hanno voluto assolutamente questi interventi. Contattammo perfino i parenti più stretti per convincerle ad accettare il nostro aiuto, a volte invano».

Di solito, continua la dottoressa Benelli, «è il medico curante che riesce a rompere questo circolo di diffidenza, oppure il parroco, che ricopre un ruolo di autorità. A volte succede anche che certi anziani pur di non esibire la certificazione Isee (e quindi i propri possedimenti, ndr) richiesta per accedere ai nostri interventi, preferiscono non rivolgersi al servizio pubblico».

Per la tragedia familiare che si è consumata nella notte fra sabato e domenica a Chiozza, comune di Castiglione Garfagnana - quando Oriano Guazzelli, di 41 anni, ha ucciso la madre ottantenne Bruna Giannotti, in preda all’ennesima crisi legata a un forte disturbo psichico di cui la donna soffriva- la dottoressa Benelli è molto amareggiata. Del disagio che cresceva di giorno in giorno in quella casa molto decentrata il servizio sanitario non aveva mai ricevuto comunicazione alcuna, anche se, sottolinea la responsabile dei servizi sociali, «avevamo un assistito nelle vicinanze».

«Eppure - sottolinea la responsabile dei servizi sociali della Valle del Serchio - la maggior parte degli 85 anziani della Garfagnana che usufruiscono dei servizi sociali spesso vive in casolari che il più delle volte sono raggiungibili solo a piedi o a bordo di un’auto con la trazione integrale. Eppure i nostri assistenti vanno fin là, per qualsiasi bisogno: dalla spesa alle pratiche burocratiche all’assistenza».

Accade, in alcuni casi, che - per i malati di Alzheimer - la famiglia preferisca non intraprendere la procedura per la certificazione di malattia che garantisce l’accesso ai servizi per questa patologia.

«Abbiamo un centro diurno gestito in convenzione dalla Misericordia - spiega ancora la dottoressa Benelli -. Dei posti letto assegnati all’Asl ne abbiamo nove non utilizzati, per mancanza di richieste».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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