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Lucca

Tambellini contro il governatore Rossi

Tambellini contro il governatore Rossi

Riordino delle Province: «Pronto a difendere la storia di Lucca e le sue potenzialità, la città merita un posto di primo piano»

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LUCCA. Rompe il silenzio e si schiera a difesa di Lucca e contro il governatore Enrico Rossi. Il sindaco Alessandro Tambellini dice che la città non è seconda a nessuno: lo fa alla vigilia del primo due consigli comunali (oggi pomeriggio e giovedì sera) convocati per discutere del riordino delle amministrazioni provinciali alla luce della riduzione della spesa pubblica. Un dibattito aperto, anche infuocato. Con tre scenari possibili. Il primo, l’unione con Massa, con Lucca capoluogo.

Il secondo, una provincia con Massa e Prato e con la città laniera capoluogo.

Infine, la proposta del governatore Rossi: tre aree vaste in Toscana e Lucca con Massa, Livorno e Pisa, ma con la città della torre pendente capoluogo.

Tambellini ricorda che il dibattito attuale prende le mosse dall’esigenza di modificare la legge e i criteri che l’hanno ispirata. E visto che si mette in discussione l’impianto normativo allora c’è necessità – non più prorogabile – di affrontare il tema del futuro riassetto delle funzioni e dei servizi poiché sono gli aspetti che interessano direttamente cittadini e imprese. «E’ chiaro che in questo contesto, indipendentemente da qualsiasi riassetto che modificherà lo stato attuale delle Province, se dobbiamo discutere anche della città da elevare a capoluogo Lucca ha tutte le caratteristiche necessarie e adatte a ricoprire questo ruolo nel futuro riordino. Oggi - dice il sindaco - la disputa sembra incentrata esclusivamente sulla lotta per il comune capoluogo di Provincia come se un razionale ed efficiente assetto delle competenze e delle funzioni dipendesse dal luogo dove fisicamente risiede la macchina che amministra piuttosto che dalla competenza e dalla professionalità di chi governa. La buona amministrazione dipende, più che dalla localizzazione dell’hardware, dalla qualità del software. Ora sarebbe più utile approfondire il dialogo sull’utilità delle Province stesse: quali funzioni è necessario che svolgano e quali deleghe devono trattenere, come saranno distribuite le competenze tra le città, quale riassetto si prevede per gli Enti che attualmente hanno base provinciale».

E allora, sottolinea il sindaco, «incentrare la discussione soltanto sul capoluogo sembra rinfocolare solo guerre di campanile, sentimenti a quanto pare mai sopiti. Mettere al centro la questione del capoluogo ad oggi credo non convenga a nessuno se l’obiettivo – come dovrebbe essere – è dare alla Toscana un assetto politico e istituzionale che sia al passo con i tempi, efficiente e rispondente alle esigenze di cittadini, categorie, aziende, imprese, giovani. Dobbiamo quindi incentrare la discussione muovendo da criteri chiari di efficienza e razionalità consapevoli che per il cittadino la questione è avere riscontri positivi per il peso contributivo che supporta. Vero è inoltre che, guardando alla nostra storia di identità locale, è difficile parlare di identità provinciale. Le Province sono in fondo un’invenzione assai recente mentre è nell’identità municipale che tutti ci riconosciamo. Lucca ad esempio entrò a far parte della Toscana soltanto nel 1847, sviluppando intanto una propria forma, una propria tradizione e una propria storia. Sorprende inoltre il silenzio su un’altra questione che sembra passare inosservata sotto la querelle in cui si vorrebbe impugnare prima di tutto la propria bandiera e farla prevalere nel nome di “capoluogo”. Secondo l’articolo 133 della Costituzione l’”istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione” deve essere attuato “con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione”. Viene ribadito dunque il concetto autonomistico espresso a più riprese nella Carta fondamentale. La recente legge di riordino invece riserva ai Comuni solo un ruolo consultivo eventuale. Un aspetto che sembra non aver toccato nessuno, presi tutti dal dibattito intorno alle città da nominare capoluogo. Tuttavia se è del capoluogo che vogliamo parlare, ribadisco come ho già fatto e farò nelle sedi opportune che Lucca non è seconda a nessuno e può essere la prima tra tutte le città candidate. La nostra storia ha in questo senso lavorato per noi facendo di Lucca una città forte e con le strutture necessarie a detenere il capoluogo anche del nuovo riassetto. Sono pronto pertanto in quanto primo cittadino a difendere la storia di Lucca e le sue enormi potenzialità perché la città che è protagonista da circa 2 millenni merita un posto di primo piano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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