Proteste
Canali in secca, è allarme ambientale
Scatta l’Sos per far funzionare il reticolo idraulico in grado di portare i rifornimenti dal Serchio e di irrigare i terreni
CAPANNORI. Consorzio di bonifica Auser-Bientina, Cia, Confagricoltura e Coldiretti uniti per chiedere la modifica dell’Accordo di programma per la tutela delle risorse idriche del Serchio e della Piana e ottenere i finanziamenti necessari alla manutenzione del reticolo idraulico entro il 2012. Una necessità assoluta vista la drammatica situazione provocata dalla mancanza di piooge.
Intanto proseguono i controlli sui canali, per combattere l’abusivismo. L’ente di bonifica ha formato due squadre che controllano i corsi d’acqua 24 ore su 24.
Le multe vanno dai 40 ai 100 euro, più il saldo della tassa di concessione per i quattro anni precedenti al verbale, come spiega la direttrice Daniela Marini.
In un anno, il 2012, è piovuto quanto in un solo giorno del giugno 2011: 180 millimetri di pioggia.
Una situazione ai limiti del drammatico per la Lucchesia e la Piana.
A tenere in piedi le colture e a evitare la catastrofe è rimasto solo il reticolo idraulico, un’opera antica ma ancora efficientissima, in grado di portare l’acqua del Serchio nella Piana.
«Ecco, il nostro lavoro è quello di mantenere questo reticolo, ma da soli non ce la facciamo».
Il presidente del Consorzio di bonifica Auser-Bientina Ismaele Ridolfi mette subito in chiaro la situazione.
«Con gli introiti derivanti dalla tassa di concessione, ovvero circa 150mila euro, dobbiamo mantenere quasi 400 chilometri di canali e canalette. Un’impresa immane. Ci sembra che gli enti che hanno firmato l’accordo di programma del 2006 non riconoscano l’importanza di questo lavoro, tanto che i fondi ad esso destinati sono stati posticipati all’improvviso di tre anni, dal 2012 al 2015.
« Una situazione paradossale - dice ancora Ridolfi -, se teniamo conto del fatto che la Piana e la Lucchesia sopravvivono grazie all’acqua di questi canali, che permettono di irrigare i campi e rimpinguano la falda. Insieme a Cia, Confagricoltura e Coldiretti chiediamo la modifica dell’accordo».
Con le polle e le risorgive a secco, sia nella zona collinare nord che in quella sud della Piana, i canali diventano dunque fondamentali.
Basti pensare che persino le zone umide del Bottaccio e del Tanali, due oasi naturalistiche, sono in difficoltà.
Per non parlare poi delle colture cerealicole, della vite e dell’ulivo.
Il rio Guappero, il Leccio, la Sana, il rio di Massa e quello di Vorno e altri nell’Oltreserciio, come Contesora e al Dogaia, sono ai minimi termini, se non in secca.
Per sopperire, il Consorzio ha messo a punto un piano di calendarizzazione ben preciso per la distribuzione dell’acqua attraverso i canali maggiori (l’Arnolfini che è addirittura ai massimi storici del periodo e quindi l’acqua arriva a tutte le colture, il canale di Moriano).
Vengono inoltre mantenuti a livelli accettabili l’Ozzeri, l’Isolella, il Dezza Bassa, la Ralla, il Casale e il canale Fossa Nuova.
«Vorremmo che questa rete, tanto importante, venisse non solo mantenuta, ma potenziata – dice Adelmo Fantozzi, della Cia – Invece, a causa del mancato stanziamento dei fondi, rischiamo addirittura di perderne parti importanti. Chi ha sottoscritto quell’accordo, deve rispettarlo. Che si taglino fondi a interventi meno importanti»
. Sulla stessa linea Antonio Furlanetto, di Coldiretti.
«Siamo riusciti a regimare l’acqua in maniera soddisfacente, tanto che alcune colture, come quelle intensive del Morianese (ortaggi e frutta) non sono in sofferenza. Ma bisogna fare di più, dobbiamo implementare questo enorme patrimonio che i nostri avi ci hanno lasciato.
« Il reticolo idraulico ha bisogno di manutenzione, dunque, di fondi. Dobbiamo ringraziare, invece, il Consorzio, per l’enorme lavoro svolto nella lotta all’abusivismo. Non dobbiamo abbassare la guardia».
Arianna Bottari
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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