Il Tirreno

Lucca

Nuove prescrizioni sulle ricette mediche tra disagi e dubbi

di Flavia Barsotti
Nuove prescrizioni sulle ricette mediche tra disagi e dubbi

Spaesati i pazienti che non riconoscono più la medicina e per alcuni farmacisti il generico non sempre è uguale

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LUCCA. «E’ soltanto una rivoluzione culturale». Con queste parole Roberto Masoni, dell’omonima farmacia di via Fillungo, angolo piazza Scalpellini, definisce la nuova norma sui farmaci, entrata da poco in vigore, secondo cui è dovere del medico indicare sulla ricetta rossa soltanto il principio attivo e non più la marca.

Una disposizione, questa, che ha fatto scalpore già nei giorni precedenti alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e che oggi continua a riscuotere opinioni contrastanti. Anche i farmacisti della nostra città risultano divisi: molti i perplessi, ma numerosi anche coloro che, per il momento, non incontrano particolari differenze o difficoltà.

Dalla parte dei clienti. «Per il cliente cambia poco – dice Masoni – se non il modo di chiedere qualcosa. E’ soltanto questione di abituarsi al principio attivo piuttosto che al nome di fantasia attribuito al farmaco». Una polemica inutile poi, a suo avviso, quella rivolta agli anziani e sollevata nell’ultimo periodo da chi teme che cambiare le loro abitudini e i punti di riferimento, dal colore della scatola alla forma della compressa, possa indurli in gravi e compromettenti errori. Ma mentre c’ è chi dice basta a quella che viene definita “un’ eccessiva premura”, c’è anche chi, per andare incontro ai clienti, si adopera mettendo a confronto le diverse medicine.

E’ il caso della farmacia Passarello di via Santa Croce dove, ogni qualvolta viene esibita una ricetta recante il solo principio attivo, il dottor Michele Rizza pone davanti al cliente entrambe le scatole, quella del generico e quella di marca, per facilitarlo nell’associazione e nella scelta, spesso effettuata in base al medicinale cui il paziente è abituato. E infatti sono pochi coloro che preferiscono il generico al brand, poiché, si sa, quando si tratta di salute, si bada meno a spese. La fiducia, poi, verso il primo, sembra essere scarsa.

«Il 90% dei nostri clienti – racconta anche Vincenza Malagrinò della farmacia Malagrinò Piccinni di San Marco – sceglie il farmaco di marca».

Farmacisti divisi. In alcuni casi, non mancano comunque i disagi. «Anche se dal punto di vista del venditore, la situazione cambia poco – continua Michele Rizza – spesso si creano problemi quando il paziente invia un delegato a comprare il farmaco». E infatti, a quelle parole, un cliente, appena entrato nella farmacia, esibisce una ricetta per la moglie dubbioso sull’acquisto da fare.

«Indipendentemente da quanto prescritto dal medico, il paziente sa cosa gli è sempre stato somministrato» dicono invece dalla farmacia Angeli di via Santa Lucia. Un’ inversione dunque rispetto alle norme precedentemente applicate che, secondo alcuni, non incide alla fine sul risultato. E’ questa l’opinione della Malagrinò che afferma «Una volta trovavamo scritto il nome del farmaco e domandavamo al nostro cliente se preferisse quello o il generico; adesso, troviamo citato il principio attivo ma poniamo ugualmente la stessa domanda».

I dubbi. Sono però ancora molte le persone che richiedono delucidazioni sulle nuove disposizioni e, nonostante alcuni venditori stiano cercando di rispondere e di spiegare, lo scetticismo emerge forte e chiaro. Un sentimento, peraltro, fondato, secondo alcuni addetti al settore. E infatti, sono molti i farmacisti della nostra città che spiegano la netta differenza fra il farmaco generico e quello di marca. «Nonostante che questa manovra abbia favorito un positivo abbassamento del prezzo dei brand per stare al passo con il mercato del generico, non possiamo divulgare la notizia che i due prodotti siano uguali. Non è soltanto il principio attivo ad essere indispensabile per la composizione di una pillola: quello che conta è la biodisponibilità, ossia la capacità di essere assorbita dall’organismo. I sali utilizzati, per esempio, o il modo in cui la pasticca viene compressa incidono spesso su questo dato così da invalidarne o diminuirne l’efficacia». Infatti, la Rifaximina, il generico del Rifacol, è stato tolto dal mercato, ma anche il comune Nimesulide, dicono, non apportare gli stessi benefici dell’Aulin.

Ma l’attacco arriva anche su un altro fronte. «E’ una discriminazione sociale. – sentenziano – Se il cliente richiede la specialità in virtù della scarsa efficacia del generico, deve pagare la differenza di tasca propria. Perché soltanto chi può permettersi il costo aggiuntivo deve ricevere la cura migliore?».

Il parere dei medici. Anche Umberto Quiriconi, presidente dell’ordine dei medici di Lucca, si associa all’opinione di alcuni farmacisti «La biequievalenza fra il generico e il prodotto a marchio è un concetto elastico essendoci una tolleranza del 20%, inaccettabile dal punto di vista farmacologico. Lo Stato in questo dovrebbe essere più esigente e pretendere un’aderenza completa all’ originale». Una legge poi, quella sulla prescrizione del principio attivo che, secondo Quiriconi dovrebbe essere ritirata. «E’inutile e non comporta alcun risparmio nè per lo Stato nè per le Regioni» afferma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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