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La siccità manda in crisi tutta l’agricoltura lucchese

La siccità manda in crisi tutta l’agricoltura lucchese

Segnali preoccupanti per viti e olivi, la maturazione è a forte rischio Soffrono le colture: dall’orticoltura alla zootecnica, dal mais alla floricoltura

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LUCCA. Codice rosso per l’agricoltura lucchese. Le paure degli agricoltori si stanno trasformando in un incubo mentre quelli che erano solo timori primaverili assumono, ogni giorno che non piove, le tinte fosche del dramma. E drammatica lo sta diventando per davvero la situazione anche in Lucchesia, dove la prolungata siccità legata all’arrivo di ripetute ondate di calore, ha già compromesso i futuri raccolti. I pozzi sono vuoti, e nei campi le produzioni sono in forte sofferenza

. Difficile fare ancora una stima dei danni – si parla di centinaia di migliaia di euro conclamati (a fronte di 60 milioni di euro a livello regionale), ma la criticità sono evidenti per orticoltura, floricoltura, zootecnia e cerealicolo.

Primi segnali preoccupanti anche per viti e olivi: la siccità ne sta compromettendo la delicata fase della maturazione finale. Un quadro molto complicato, per certi versi drammatico, che hanno spinto Coldiretti, insieme alle altre organizzazioni agricole, a chiedere all’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori, di attivarsi per la richiesta di stato di calamità naturale.

«La situazione è molto difficile – analizza Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti – le culture di pregio stanno soffrendo tutte, dall’orticoltura alla zootecnia, dalla floricoltura al mais».

Complicata la situazione è nelle stalle: nei pascoli la produzione di foraggere è praticamente azzerata e la mancanza di foraggi freschi ha avuto inevitabili ripercussioni sulla lattazione dei bovini: «lo stress ha già provocato una diminuzione della produzione di latte intorno al 20%, come per le uova, per non parlare dei costi per l’alimentazione. Gli allevatori sono costretti ad utilizzare le scorte invernali – spiega Ciarrocchi - cosa che si traduce in un sensibile aggravio dei costi e nella necessità di andare a reperire il fieno anche fuori dalla regione».

Ma l'afa e le temperature hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Il caldo ha pesanti effetti anche sulle galline, che producono meno uova, e sulle api che non riescono a raccogliere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele. «Stiamo monitorando il territorio – conclude Ciarrocchi – certo è che se non piove sarà un disastro per la nostra agricoltura. Stiamo tenendo particolarmente sotto controllo viti e olivi che sono due delle principali produzioni di pregio del territorio e della nostra regione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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