Il Tirreno

Lucca

Discarica a cielo aperto all’inizio del parco fluviale

di Luca Tronchetti
Discarica a cielo aperto all’inizio del parco fluviale

In 24 ore raccolte una cinquantina di firme da parte degli abitanti della zona Decine di immigrati bivaccano in un’area verde e lasciano rifiuti di ogni genere

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LUCCA. Uno dei luoghi più freschi e frequentati da bambini e famiglie lucchesi e non per cercare refrigerio dalla morsa di calore che non accenna a placarsi è diventato un ricettacolo di rifiuti dove la fanno da padrone decine di immigrati, probabilmente clandestini, che si sono «impossessati» del territorio. Incuranti delle proteste degli abitanti bivaccano sotto il ponte di Monte S. Quirico all’inizio del parco fluviale lasciando sul greto del fiume e nella vegetazione rifiuti di ogni genere: bottiglie di birra, sacchetti di plastica, lattine, involucri e cartoni. Non solo. Spesso, specie di notte, gli extracomunitari accendono fuochi con il rischio di non riuscire a controllarli e provocare un’incendio che avrebbe ripercussioni devastati nella piccola oasi verde. «Accade nella zona delle cascatelle a Monte S. Quirico. - racconta Vittoria Menconi supportata da altre due donne che per sfuggire dal caldo torrido di questi giorni passano qualche ora in quei luoghi di relax - Ormai sono decine e decine le famiglie, ma anche i turisti, che fanno il bagno in quel tratto rigoglioso dove è piacevole trascorrere un po’ del poco tempo libero rimasto in compagnia di amici, parenti e conoscenti. Ci sono anche tanti bambini e in questi momenti di crisi dove non tutti possono permettersi le località balneare questo angolo periferico era diventato un piccolo paradiso».

Ma negli ultimi tempi la situazione è radicalmente cambiata: «Sono arrivati nordafricani, ma soprattutto romeni e albanesi che si sono impossessati con arroganza dell’area verde. Ne abbiamo contati anche una trentina. Arrivano verso mezzogiorno e mezzo-l’una, si mettono a bivaccare gettando a terra sacchetti e avanzi di cibo. Si divertono poi a lanciare le bottiglie in acqua o a spargere le lattine tra il verde. Arrostiscono anche la carne accendendo i fuochi che non provvedono a spegnere quando se ne vanno. La sporcizia la fa da padrona e contribuisce ad allontanare bimbi e genitori. A volte siamo intervenuti invitandoli a pulire, ma quelli neanche ci degnano di una risposta e se ne vanno ridendo. Le forze dell’ordine? Abbiamo chiamato carabinieri e polizia. Un paio di volte è arrivata la volante, ma appena vedono in lontananza gli agenti si nascondono, si sparpagliano o si dileguano. Servirebbero controlli mirati e ripetuti per dissuaderli o indurli a rispettare l’ambiente e la natura».

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