Proteste
Quelle cronache di 30 anni fa
Iniziative, proposte e curiosità dalle pagine del Tirreno del 15 agosto 1982
LUCCA. «C’è solo l’imbarazzo della scelta per chi non è andato in villeggiatura». Era il 15 agosto del 1982, esattamente trent’anni fa e così il Tirreno intitolava la prima pagina del suo giornale.
Molti erano i lucchesi che approfittavano della giornata di festa per concedersi l’ultimo weekend della stagione e per chi decideva di non allontanarsi troppo dalla città, le méte preferite erano la Versilia e la Garfagnana, dalla Grotta del Vento al Parco dell’Orecchiella. «Negli ultimi giorni di questa estate, nonostante gli aumenti e le “stangate” del governo, registrato il tutto esaurito al mare, ai monti, ai laghi», era possibile leggere sul quotidiano.
Una curiosa Lucca senza lucchesi, quella che si presentava, in cui erano i turisti a fare da padroni. Una città ferma, a parte alcuni bar e ristoranti aperti grazie all’accordo stipulato tra gli esercenti e l’associazione dei commercianti. Sospeso anche il servizio di trasporto pubblico su tutte le autolinee urbane del Clap, mentre per le rimanenti corse veniva osservato l’orario festivo.
Ma anche per quei cittadini che non avevano l’ opportunità di spostarsi, la città offriva le proiezioni cinematografiche serali all’aperto in piazza Guidiccioni, con il programma “Estate Cinema”. Una tradizione che ruscuote successo a distanza di trent’anni, nonostante il recente cambio di location a villa Bottini. “I vicini di casa” di John Belushi era il titolo del film scelto per la sera di Ferragosto.
E ancora, festival come quello internazionale di Marlia e sagre paesane organizzate in tutta la provincia. A poco servivano le accuse dei commercianti che le definivano «una illecita concorrenza», perché le sagre, come quella del minestrone a Camigliano che si teneva proprio in occasione del Ferragosto, richiamavano centinaia e centinaia di persone. Anche la sagra della pastasciutta pirotecnica e della torta di neccio a Colognora di Pescaglia, accompagnata dalla mostra di attrezzi della civiltà contadina e dalla mostra fotografica del concorso “Colognora”, attirava numerosi partecipanti.
Ma non finiva qui. C’era anche chi si organizzava in veri “comitati ferragostani” per preparare momenti ricreativi e sportivi sui monti di Bagni di Lucca, mentre a Vorno la festa proseguiva addirittura per due giorni. Un divertimento per tutti i gusti, anche per gli sportivi. Dal ciclismo al calcio c’era l’imbarazzo della scelta e allo Stadio Porta Elisa, il Ponte a Moriano si sfidava in un’amichevole, alle 21,30, con il Pisa.
In molti casi, una giornata votata all’evasione più completa, insomma, ma non per tutti.
C’erano infatti anche i “vip” lucchesi che per scelta o per lavoro restavano in città.
«Il prefetto non ha il giorno libero che hanno tutti, deve essere sempre reperibile», spiegava il prefetto di allora, il dottor Gaudenzi. «Per me niente festa, niente Ferragosto, è una giornata di lavoro più delle altre» diceva anche Tony Lazzeroni, il consigliere comunale delegato al turismo, ma consigliava ai lucchesi una bella passeggiata sulle Mura o alla riscoperta del tessuto urbano. «Poi propongo della buona musica e per ascoltarla c’è il Caffè delle Mura», proseguiva.
Un vero punto di svago e di ritrovo quello del Caffè delle Mura, trent’anni fa, che, dopo uno stop di lunga durata, soltanto da poche settimane ha ripreso vita. Anche Mauro Favilla, che era il sindaco di allora, consigliava di restare a casa o di raggiungere le Pizzorne o la Garfagnana. Mentre dalla questura, il dirigente dell’Ucigos, il dottor Antonacci affermava «Il consiglio è: fermatevi in città e tenete gli occhi aperti e segnalate ogni sospetto perché in questo modo si possono prevenire molti reati. Specialmente i furti sono la vera piaga ferragostana».
E infatti già allora il dispiegamento di forze era notevole. Ampi erano infatti i servizi con le pattuglie motorizzate e con gli elicotteri con il compito anche di segnalare alle centrali operative, le zone di ingorgo e gli eventuali incidenti per far intervenire prontamente i mezzi di soccorso. E per aiutare i pochi lucchesi che rinunciavano alla tradizionale “fuga”, Il Tirreno offriva un Vademecum con i numeri utili e le indicazioni per “sopravvivere” in città.
Flavia Barsotti
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