Sicurezza
Adesione al 100% allo sciopero contro i tagli Wepa
Deciso no al progetto di ristrutturazione del gruppo tedesco Il sindacato chiede di riprendere il confronto sui numeri
BORGO A MOZZANO. La lotta al piano di riorganizzazione della Wepa poggia su basi solide: le prime otto ore di sciopero proclamate dalle associazioni sindacali hanno fatto registrare il 100% di adesioni con il totale fermo produttivo delle due linee di cartiera.
«Adesione plebiscitaria allo sciopero dell’11 agosto», sottolineano le rappresentanze sindacali unitarie Fistel-Cisl e Slc Cgil dello stabilimento del gruppo Wepa Fosso Ralletta.
Secondo il sindacato questa è la risposta chiara e senza equivoci della rsu e di tutti i lavoratori, per ribadire un no al piano di ristrutturazione a livello europeo presentato da Klaus Ratting nell’incontro del 31 luglio nella sede dell’associazione degli industriali.
No secco quindi alla cessione delle due cartiere in Garfagnana e Media Valle, Piano della Rocca e Fabbriche di Vallico, no alla delocalizzazione fuori dall’ Italia, di due linee di trasformazione dallo stabilimento di Salanetti, no alla cessione dello stabilimento di Cassino nel 2013 e infine, no ad una riduzione del salario per il mancato rinnovo del premio di risultato.
«Un inequivocabile segnale - dice il sindacato - con un disegno ben pianificato, che prevede la dismissione totale del gruppo Wepa nel settore del “tissue” in Lucchesia. La rsu e tutti i lavoratori, ribadiscono, che il comportamento del gruppo Wepa è da ritenersi inqualificabile e chiedono si ritorni ad un confronto serio e costruttivo sul piano industriale siglato a novembre che secondo la proprietà ha dato magnifici risultati».
Preoccupazione, denunciata anche da Federico Fontanini della Fistel_Cisl di Lucca, che ritiene questo «piano di ristrutturazione presentato del gruppo Wepa, come, una classica operazione finanziaria, legata a numeri e cifre percentuali sulla redditività e il business di un settore e nulla su un piano industriale fatto di ricerca, sviluppo e tecnologia, in un settore o come la carta tissue, dove regna una concorrenza agguerrita di mercato».
Secondo Fontanini c’è bisogno di ripensare un po’ tutti, su come fare piani di sviluppo industriali a lungo respiro nel territorio. In Lucchesia, c’è bisogno di gruppi e imprenditori seri, che vedono nella carta, un prodotto da conservare e rilanciare quotidianamente, perché per l’economia e l’occupazione, Lucca vuol dire carta.
«Non possiamo permetterci di perdere ulteriori posti di lavoro e segmenti produttivi, in un territorio già colpito gravemente dalla crisi - aggiunge Fontanini - a discapito di avventurieri industriali più o meno seri, che hanno solo l’obbiettivo di occuparsi di cifre e numeri».
La rappresentanza sindacale unitaria intanto rende noto che lo stato di agitazione persiste, che sarà dato atto a, un ulteriore pacchetto di scioperi previsto a breve, da definire con tutti i lavoratori.
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