Il Tirreno

Lucca

Edilizia, la crisi divora ditte e addetti

di Fabrizio Tonelli
Edilizia, la crisi divora ditte e addetti

In un anno perse 129 imprese e 643 dipendenti, ora si spera in una ripresa grazie alle detrazioni sulle ristrutturazioni

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LUCCA. I dati sono preoccupanti ma il peggio potrebbe ancora venire. E la situazione di crisi profonda rischia di vanificare anche le detrazioni fiscali del 50 e 55% (in caso di interventi per il risparmio energetico) previsti per le ristrutturazioni. Il mattone anche a Lucca vive un momento estremamente difficile, sintetizzato nelle cifre: le aziende – dati relativi al mese di giugno – sono 930 contro le 1059 dello stesso mese dell’anno precedente; i lavoratori 3528 rispetto ai 4171 addetti del 2011. Ma soprattutto è preoccupante il raffronto tra le ore lavorate, diminuite da 580.911 a 476.097: numeri che si riferiscono al mese di maggio, uno di quelli che tradizionalmente fa registrare il picco di attività. Anche altri indicatori sono negativi: quelli che Ance ha sui consumi di cemento e laterizi, in forte decremento, e quello sulle richieste di permessi per costruire, pure in calo.

Dal suo punto di osservazione, la direzione della Scuola edile lucchese, Valerio Vezzosi fa un’analisi attenta del momento nel settore delle costruzioni: «Molti uffici di progettazione sono praticamente fermi – dice Vezzosi – e questo significa che per un anno, un anno e mezzo, non ci sono grandi prospettive. Gli incentivi del governo, le detrazioni fiscali potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno se in giro ci fosse effettivamente liquidità. Ma così non è e si rischia che i benefici siano minimi».

Per rilanciare il settore ci sarebbe quindi bisogno di una ripresa di interventi nel settore pubblico e di avere risorse – nel privato – per avviare un’estesa azione di ricondizionamento del patrimonio edilizio realizzato negli anni ’60-’70-’80 con opere di carattere energetico che consentano di abbattere i costi di gestione.

Il mercato immobiliare è praticamente fermo, pochi gli affari che vengono conclusi, perché nei momenti di crisi, con incertezze legate all’economia e al lavoro, con la stretta creditizia che rende difficile ottenere mutui, si contano davvero sulle dita di una mano le persone che si avventurano nell’acquisto della prima casa. Sul fronte delle opere pubbliche, invece, le imprese attendono che alle parole facciano seguito i fatti e che sia possibile ottenere dagli enti pubblici il pagamento dei lavori effettuati.

A lanciare l’allarme era stato il presidente di Ance Renato Galli, che si era detto pronto a ricorrere alle ingiunzioni di pagamento, se necessario.

Un grido di dolore e una richiesta di aiuto: imprese storiche della nostra provincia sono state costrette a fermarsi a causa dei “troppi crediti” e a mettere tutto il personale in cassa integrazione e altre rischiano di fare presto la stessa fine. Alcuni dati: da una indagine condotta dagli uffici di Ance Lucca sui ritardati pagamenti è emerso che circa un terzo delle imprese edili associate hanno accumulato circa 20 milioni di crediti nei confronti di enti locali, con punte di ritardo di oltre 400 giorni. Un dato allarmante se si pensa che le imprese edili lucchesi sono di piccole e medie dimensioni.

«In un momento di crisi gravissima, come questo, in cui lavorare bene e riscuotere tempestivamente rappresentano l'unica via di uscita per un comparto sempre più in difficoltà – ha avuto modo di dire Galli - siamo costretti da un lato a subire la concorrenza sleale di quelle imprese senza scrupoli che abbattono i costi della manodopera per prendere lavori a prezzi stracciati, pur di lavorare; dall’altro ad aspettare mesi, se non anni, per essere pagati da un’amministrazione pubblica».

In pratica, fino ad ora le imprese si stanno mangiando quel poco di utile che riescono a fare con gli appalti pubblici, con gli interessi che devono pagare alle banche per farsi anticipare le fatture.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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