Il Tirreno

Lucca

Mais e ortaggi, una catastrofe

di Nadia Davini
Mais e ortaggi, una catastrofe

Danni dalla siccità per centinaia di migliaia di euro in tutti i settori dell’agricoltura

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LUCCA. Siccità, è codice rosso per l'agricoltura. L'allarme arriva direttamente dagli agricoltori. Campi di mais rimasti senza raccolto, pomodori e zucchine insapori, allevamenti sofferenti, incertezze su vino e olio, in uno scenario desolante che spaventa coltivatori e consumatori. Il caldo torrido degli ultimi mesi e l'assenza di precipitazioni stanno mettendo in ginocchio uno dei settori che trainano l'economia toscana, con dati che sembrano giustificare lo stato di calamità naturale, anche se a contenderselo sono molte zone della penisola.

I danni. Difficile fare ancora una stima dei danni, anche se Cia e Coldiretti parlano di centinaia di migliaia di euro conclamati (a fronte di 60 milioni di euro a livello regionale). Motivo per cui le associazioni agricole hanno già chiesto, insieme alla Regione Toscana, al governo la dichiarazione immediata dello stato di calamità per l'agricoltura toscana.

Mais, orticoltura, floricoltura. «Uno dei settori messi peggio è quello del mais – spiega Alberto Focacci, direttore Cia Lucca – mancando l'acqua la produzione quest'anno è praticamente azzerata. Problemi anche sulle orticole, come pomodori e zucchine. Non crescono e non hanno sapore: questo è un problema soprattutto per i produttori che lavorano per la grande distribuzione, perché devono rispettare standard qualitativi e quantitativi precisi, pena il rifiuto della merce».

«La situazione è molto difficile – analizza Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti – le culture di pregio stanno soffrendo tutte, dall’orticoltura alla zootecnia, dalla floricoltura al mais. I pozzi sono vuoti e nei campi, in piana come nella zona di costa, le produzioni sono in forte sofferenza».

In Lucchesia, tuttavia, il problema è leggermente inferiore rispetto al resto della Toscana, grazie alla presenza degli invasi dell'Enel, che non riparano la situazione, ma di sicuro la rendono meno tragica. «A questo proposito – spiega Focacci – come Cia portiamo avanti la proposta di raccogliere l'acqua piovana, nei periodi di pioggia, in invasi collinari e di migliorare la manutenzione dei piccoli canali irrigui della piana. Due azioni che potrebbero portare un po' di respiro».

Viti e olivi. Per quanto riguarda il vino e l'olio ancora non è possibile fare una proiezione certa: se dovesse piovere nei prossimi giorni, infatti, la situazione potrebbe migliorare, anche se la siccità ne sta compromettendo la delicata fase della maturazione finale. «Se dovesse piovere intorno al 15 agosto – spiega Focacci – potrebbe essere tardi anche per le viti e gli ulivi, soprattutto per quanto riguarda la quantità. Sulla qualità, invece, ci sono margini di salvezza».

«Stiamo monitorando il territorio – continua Ciarrocchi – certo è che se non piove sarà un disastro per la nostra agricoltura. Stiamo tenendo particolarmente sotto controllo viti e olivi che sono due delle principali produzioni di pregio del territorio e della nostra regione». Intanto un'altra notizia negativa: è tornata la mosca olearia, l'avversità più grave a carico dell'olivo.

Allevamento e apicoltura. Gli animali di erba da mangiare al pascolo non ne hanno, a causa del caldo torrido che secca i campi. Così la produzione di foraggere è praticamente azzerata e la mancanza di foraggi freschi ha avuto inevitabili ripercussioni sulla produzione di latte dei bovini. «Lo stres ha già provocato una diminuzione della produzione di latte intorno al 20 per cento – spiega Coldiretti – come per le uova, per non parlare dei costi per l'alimentazione. Gli allevatori sono costretti ad utilizzare le scorte invernali, cosa che si traduce in un sensibile aggravio dei costi e nella necessità di andare a reperire il fieno anche fuori dalla regione». I maiali stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera e le galline producono molto meno uova. Non va meglio per le api che non riescono a raccogliere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele. «È un equilibrio generale – conclude Focacci – che si sta compromettendo anche a causa della siccità. È un problema a catena che porta, ad esempio, gli animali del bosco a non trovare più cibo e quindi a spostarsi sempre più fuori dal proprio ambiente. I cinghiali, ad esempio, attaccano i campi di mais perché non hanno da mangiare nel bosco e così via».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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