Il Tirreno

Lucca

Al lavoro non autorizzati, nei guai

di Fabrizio Tonelli
Al lavoro non autorizzati, nei guai

L’Asl trattiene sullo stipendio a 15 infermieri 200mila euro per i compensi percepiti nell’attività con laDon Baroni

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LUCCA. Le lettere sono già arrivate. Da settembre 15 infermieri professionali dipendenti dell’Asl 2 si vedranno decurtare il loro stipendio di un quinto. Un provvedimento preso dall’azienda dopo che è emerso che gli infermieri hanno svolto – senza preventiva autorizzazione della stessa Asl – attività per una associazione che opera nel campo dell’assistenza alle famiglie con persone affette da tumori o altre gravi patologie. Attività per la quale hanno riscosso compensi, complessivamente oltre 200mila euro.

Non potevano farlo, almeno secondo l’Asl, non potevano percepire denaro senza essere stati autorizzati e adesso quelle somme andranno a far parte del bilancio dell’azienda e saranno destinate al fondo di produttività o ad altri fondi simili: un piccolo salasso per gli infermieri, specie per quelli che hanno ottenuto i compensi più alti, anche 20-25mila euro.

Il caso. La vicenda viene alla luce poco tempo fa, quando in base a una segnalazione l’Asl 2 apprende che un nutrito gruppo di infermieri ha svolto – negli anni che vanno dal 2005 al 2011 – attività per l’associazione don Franco Baroni – percependo compensi. Erano stati autorizzati dai precedenti direttori dell’azienda sanitaria? No – secondo la stessa Asl – perché nessuna richiesta in tal senso sarebbe mai pervenuta, mentre, come recita il regolamento autorizzativo, il permesso «allo svolgimento dell’incarico deve essere richiesto all’azienda dal dipendente o dai soggetti publici o privati che intendono conferire l’incarico».

In un altro punto invece si legge: «Il dipendente che svolge l’attività in assenza della necessaria autorizzazione non ha titolo al compenso previsto per la stessa, salve le eventuali più gravi conseguenze previste dai contratti collettivi di lavoro».

E ancora: »In caso di inosservanza dell’obbligo di autorizzazione, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell’erogante o, in difetto, dal percettore nel conto dell’entrata del bilancio dell’azienda Usl per essere destinare ad incremento del fondo di produttività o fondi equivalenti».

I documenti contabili. Ricevuta la segnalazione, l’Asl ha preso visione dei documenti contabili in possesso dell’associazione don Baroni, che riportavano puntualmente i nominativi e i relativi compensi.

Ed è emerso che gli infermieri effettivamente hanno percepito importi però mai superiore a 5mila euro annui, cifra che avrebbe configurato un altro tipo di rapporto rispetto a quello della prestazione occasionale.

A quel punto l’ufficio legale dell’azienda che ha seguito il caso ha informato la direzione e si è deciso – giocoforza – di procedere con l’invio delle lettere che annunciano, dal mese di settembre, la trattenuta di un quinto dello stipendio degli infermieri per il periodo di tempo necessario a raggiungere la somma che deve essere recuperata.

Per l’Asl – così come si configura - si tratta di una questione puramente amministrativa, una indebita percezione di somme, e al momento non sono state individuate responsabilità di carattere penale e non sono quindi state fatte segnalazioni all’autorità giudiziaria. Gli infermieri comunque non sembrano disposti a subire passivamente questo provvedimento e hanno dato incarico a una studio legale di tutelare la loro posizione: in particolare fanno presente che alle convenzioni era sempre allegato l’elenco degli operatori, per cui avrebbero ritenuto questo documento una sorta di autorizzazione. Si annuncia quindi una battaglia legale dai risvolti imprevedibili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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