Finanza
Edilizia, caccia alle false partite Iva
Controlli nei cantieri per scoprire i sedicenti laboratori autonomi inseriti invece nel ciclo produttivo delle imprese
LUCCA. Giro di vite per le partite Iva che lavorano nei cantieri. Saranno incentrati proprio in questa direzione i controlli che l’ufficio del lavoro e gli altri organismi che effettuano le attività di vigilanza porteranno avanti nelle prossime settimane. L’obiettivo è quello di stanare i sedicenti lavoratori autonomi inseriti nel ciclo produttivo delle imprese che eseguono i lavori.
La disposizione arriva dal ministero del lavoro che attraverso una circolare informa) dell’avvio di controlli ispettivi nei cantieri.
Verifiche che si susseguono di fatto senza soluzione di continuità, come emerge dai dati che pubblichiamo in questa stessa pagina.
In questo modo si intende mettere un freno agli operai mascherati con partita Iva, e a tutte quelle figure che lavorano nei cantieri edili come autonomi ma che svolgono, a tutti gli effetti, lavoro dipendente-subordinato.
Secondo la Cna sono centinaia gli autonomi interessati dalla circolare in Lucchesua.
«Le indicazioni da parte del Ministero – spiega Antonella Gabbriellini, presidente provinciale edili di Cna – non sono punitive, ma bensì ispettive. E sono molto chiare. Per fare un esempio: un lavoratore autonomo può lavorare in un cantiere insieme ad altre ditte, e con altri addetti, ma deve farlo con i propri strumenti, siano macchine o attrezzature. Deve lavorare in maniera del tutto autonoma. Non può utilizzare un martello o qualsiasi altro strumento che appartiene ad un’altra ditta che lavora all’interno del cantiere (ponteggi, macchine edili, motocarri, escavatori, apparecchi di sollevamento). E non può avvalersi per l’esecuzione del lavoro affidato dell’aiuto di altro personale presente sul cantiere. In quel caso si tratterebbe, secondo le indicazioni, di lavoratore dipendente e non quindi di lavoratore autonomo».
Nello stesso cantiere possono convivere – a scanso di equivoci – due o più imprese, anche in forma di subappalto «l’importante – sottolinea la presidente degli edili - è la gestione delle interferenze tra i soggetti che operano nel cantiere. Ciascuno deve avere i propri strumenti e deve avere una mansione ben definita».
«L’edilizia è- prosegue Gabbriellini - è diventata un ammortizzatore sociale: chi è licenziato e chi non ha più un lavoro si butta nei cantieri, quei pochi ancora operanti. Se da un lato è comprensibile, dall’altro danneggiano le imprese e chi, in quel settore, già lavora con fatica. Non dimentichiamoci che le piccole imprese stanno tenendo a galla questo paese e questa provincia. Se mollano anche loro è la fine». (f.t.)
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