Il Tirreno

Lucca

La Provincia nord non piace a nessuno

di Barbara Antoni
La Provincia nord non piace a nessuno

I parlamentari toscani confidano sul dibattito di oggi alla Camera. Scontro fra pro e contro l’ipotesi area vasta

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LUCCA. Parole a fiumi, la discussione si accende, ma il tempo corre più veloce. E così, con molte probabilità, il destino della futura Provincia che ingloberà anche quella di Lucca, si discute stamani nell’aula di Montecitorio, quando un gruppo di parlamentari toscani (Raffaella Mariani, con Susanna Cenni, Gianclaudio Bressa, Luca Sani, Donatella Mattesini, Tea Albini, Oriano Giovanelli, Paolo Fontanelli) chiamati a votare la fiducia al decreto spending review del governo presenteranno più ordini del giorno per chiedere che l’esecutivo riprenda in esame il disegno di accorpamento delle province valutandone i criteri. «Valutazione delle conseguenze derivanti dagli ingenti tagli sul bilancio 2012, maggiore flessibilità nei tempi per la definizione in ambito geografico dei nuovi accorpamenti, tutela dei bilanci delle Province più virtuose, criteri per l’assegnazione delle risorse e la possibilità di far slittare al 2014 l’ipotesi di un uso gratuito degli immobili provinciali in uso alle amministrazioni dello Stato»: questo il contenuto di uno degli ordini del giorno già depositati, che saranno l’arma più forte per contrattare il futuro della provincia, ora che la possibilità di presentare emendamenti è decaduta.

L’obiettivo è quello di indirizzare il governo verso l’ipotesi del governatore toscano Enrico Rossi: tre province, tre enti di area vasta, con Lucca dentro all’area costiera nord, con Pisa, Livorno e Massa Carrara. Ipotesi sposata, alla fine, anche dal partecipato summit in Palazzo Ducale organizzato ieri mattina dal presidente della Provincia Stefano Baccelli. Lui l’aveva convocato per avere un mandato dal suo territorio in previsione di partecipare al primo consiglio delle autonomie locali in programma giovedì pomeriggio (la mattina, Baccelli ha convocato il summit con categorie e sindacati).

I patiti dell’accorpamento Lucca Massa. Il summit in Palazzo Ducale non ha stemperato le ultime affezioni al campanile. Lo stesso Baccelli confessa di continuare a preferire l’ipotesi Lucca Massa come unico accorpamento possibile, ma davanti alla prospettiva della superprovincia Prato Pistoia Lucca e Massa, ammette che migliore sarebbe l’inserimento nella provincia costiera, una possibilità, la considera, «di determinare il nostro futuro e di definire uno sviluppo economico». Molto più fermi sulle loro posizione il senatore Pd Andrea Marcucci («Lucca deve restare capoluogo. Non difendiamo campanili ma il prestigio e la tradizione della città insieme alla centralità dei servizi al cittadino. Mi auguro una mobilitazione dei consigli comunali, a partire da Lucca») e il consigliere regionale Marco Remaschi, per il quale, a ieri sera, «la riorganizzazione delle province è ancora tutta da discutere». Remaschi è drastico: «l’unico accorpamento possibile è quello di Lucca con Massa», sentenzia. E “rimprovera” il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini da cui, sottolinea «vorrei la stessa attenzione ed ostinazione nella difesa delle prerogative della città che rappresenta. Sia nell’ipotesi paventata dal governo che in quella della Regione Lucca risulterebbe declassata».

Scelte funzionali alla comunità. La “colpa” di Tambellini è quella di volare alto. Il sindaco di Lucca lo dice senza mezzi termini: «L’accorpamento delle Province inciderà profondamente sul futuro del nostro territorio e dei cittadini che lo abitano. Un punto chiaro è il desiderio forte che la città di Lucca sia il capoluogo del nuovo riassetto della Provincia, per più motivi». E continua che «Lucca ha tutte le strutture che permetterebbero uno svolgimento di quel ruolo anche in un’area più ampia. Ma non possiamo limitare la discussione alla volontà di essere il capoluogo del nuovo accorpamento territoriale. Dobbiamo agire in primis per salvaguardare i cittadini. Il massimo frazionamento è sinonimo di debolezza: penso all’integrazione del servizio sanitario, allo smaltimento dei rifiuti su area vasta». E anche Tambellini risolve che «dobbiamo immaginare l’assetto futuro nella direzione di una dimensione policentrica a salvaguardia della nostra economia e delle funzioni fondamentali del territorio. Tra le alternative, l’unione con Prato non mi sembra sia la continuità con la storia e la tradizione di città e territorio».

Del Ghingaro e Pellegrinotti per l’area vasta. Il sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro e il consigliere regionale Pd Ardelio Pellegrinotti non hanno dubbi: l’ipotesi migliore è quella dell’area vasta costiera con Pisa, Livorno e Massa. «Inserendoci nell’area vasta - dice Del Ghingaro - è probabile che perderemo il nome, che non saremo più capoluogo di provincia, ma potremo dare prospettive di miglioramento ai nostri cittadini. Negli altri casi vincerebbe il campanilismo». E Pellegrinotti: «Il dibattito sulle province non mi appassiona. Andare con Prato, Pistoia e Massa non avrebbe senso, ipotesi migliore mi sembra quella dell’area vasta costiera. Credo che vada cambiata la legge nazionale, per dare più deleghe al consiglio delle autonomie locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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