Sicurezza
Nell’ex Lenzi l’ultima fonderia di campane
«Abbiamo chiuso perché ormai non si costruiscono più chiese e non c’è più bisogno di noi»
LUCCA. Era il 1822 quando nacque la fonderia “Luigi Magni e figlio” che, tramandata l'arte della fusione della campane, è rimasta in attività fino agli inizi degli anni Settanta. A ricordarlo, oggi, è uno dei figli dell'ultimo fonditore: Luigi Magni (lo stesso nome del nonno – che aveva sposato una cugina del poeta Ungaretti - e del trisnonno che iniziò l'attività).
Magni vive a Sesto San Giovanni, ma non manca di trascorrere, insieme alla moglie, periodi dell'anno a S. Quirico di Valleriana nel Comune di Pescia. «La fonderia – ricorda – prese vita proprio a S. Quirico dove venivano fuse le campane più piccole. Per i bronzi grandi la fonderia veniva realizzata sul posto, vicino al campanile dove serviva la nuova campana. Questo perché al tempo non c'erano strade del tutto percorribili e diventava un problema trasportare la campana di notevole peso».
Nel 1874 la fonderia si sposta a S. Concordio in via Guidiccioni dove ora si trovano le ex officine Lenzi.
«Mio nonno abitava al civico 142 di quella strada e lì accanto c'era la ditta – aggiunge il nipote oggi 73enne -. Fin da bambino ero sempre dentro la fonderia e così seguendo il mio papà imparai qual era il lavoro. Ma arrivato più o meno a vent'anni mi accorsi di una cosa: le campane non si rompevano, chiese non se ne costruivano ed allora decisi di mettere la parola fine a questa attività. Dopo essermi diplomato all'istituto Giorgi andai a Milano e dopo sei mesi trascorsi in un'azienda arrivai alla Magneti Marelli. Poi dal Nord sono andato a Roma e da qui a Pescia a fare l'insegnante di radiotecnica ed infine di nuovo a Milano alla Magneti Marelli».
«Pure mio padre – aggiunge Magni – quando vide che il lavoro era calato decise di vendere lo stabilimento e si mise in società con la fonderia Lera, presente in città».
Magni ci mostra quaderni storici, all'interno dei quali i suoi avi con grande meticolosità annotavano tutte le campane che avevano realizzato. Alcuni bronzi sono stati fusi per il Sud Italia e uno addirittura per il Golfo Persico. Un mese era il tempo necessario per portare a termine una campana grande o piccola che fosse.
Magni si è messo in cntatto con Marco Giorgi, il giovane campanaro di 14 anni del quale parlammo ampiamente in un'edizione del giornale del gennaio scorso. Attraverso la nostra redazione che ha fatto da tramite, Magni e il piccolo Marco si sono scambiati delle mail dove il ragazzo ha chiesto a Magni circa l'esistenza di libri sulla fonderia di famiglia e curiosità sull'argomento. «Mi piacerebbe incontrarlo – dice Magni – la sua storia è davvero particolare e mi sorprende questa sua passione per le campane».
Azelio Biagioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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