Sicurezza
Dedichiamo a don Mei un tratto delle Mura
LUCCA. La commemorazione di don Aldo Mei (ieri mattina la cerimonia religiosa davanti alla lapide a Porta Elisa dove il religioso fu trucidato dai nazisti) offre l’occasione al presidente della...
LUCCA. La commemorazione di don Aldo Mei (ieri mattina la cerimonia religiosa davanti alla lapide a Porta Elisa dove il religioso fu trucidato dai nazisti) offre l’occasione al presidente della Provincia di lanciare una proposta: intitolare il tratto delle Mura da porta Elisa al baluardo San Salvatore al religioso che fu ucciso 68 anni fa e del quale ricorre il centenario della nascita.
«Ribadisco - dice Stefano Baccelli - il desiderio mio personale e dell’amministrazione provinciale che questo tratto di Mura, da Porta Elisa al baluardo San Salvatore, possa essere intitolato proprio a Don Aldo Mei. A 68 anni dalla sua morte e dal suo gesto di testimonianza estrema, credo che don Aldo ci parli ancora. Il punto è se noi abbiamo gli orecchi per intenderlo e gli occhi per vedere il suo esempio. Cosa stiamo facendo oggi? Perché siamo qui? Ecco per dirla con Pietro Calamandrei, non siamo noi che ricordiamo lui è lui che ci ha convocato qui oggi per interrogarci. Non ci chiede di stare pacifici sulle nostre sedie, ma inquieti, vigili, gli occhi attenti a guardare le ingiustizie e le violenze che ancora rovinano il mondo, le orecchie tese ad ascoltare il sussurro dei deboli, degli ultimi.
Per essere oggi, come lui è stato, portatori di pace. L’amministrazione provinciale ha fortemente voluto e vuole che il centenario della sua nascita sia l’occasione per approfondire e far conoscere ai giovani e a tutta la comunità lucchese la vita di don Aldo Mei, “martire della carità”, il suo impegno nell’assistere le vittime della guerra, nel proteggere gli inermi e i perseguitati e nell’aiutare chi aveva scelto di resistere all’occupazione tedesca e al fascismo. Credo che negli ultimi decenni molta polvere si sia posata sulla memoria di don Aldo Mei. È una memoria da riscoprire, da accogliere nella nostra vita. La memoria di don Aldo non può essere un’icona cui essere devoti, ma trasformata a nostro piacimento. È una memoria che ci scuote, ci interroga, ci invita all’azione».
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