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Lucca

Sequestrati 600 chili di pesce

Sequestrati 600 chili di pesce

Sull’etichetta delle scatolette era indicato il polpo, ma dentro c’era il totano

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ALTOPASCIO. Seicento chili sequestrati e circa sette tonnellate e mezzo di prodotti in conserva ritirati dal mercato nazionale.

Sono i risultati di un'attività eseguita congiuntamente dalle Capitanerie di porto di Livorno e Viareggio presso una un'importante catena di supermercati che si estende con i suoi punti vendita a livello nazionale.

Gli ispettori della Guardia costiera nei giorni scorsi avevano rinvenuto presso una delle filiali toscane della catena di grande distribuzione delle scatolette di polpo con imballaggi da tre, in cartone, confezionati da una ditta spagnola, riportanti la denominazione di vendita “Polpo in pezzi”.

Ingredienti e fotografie del prodotto contenuto indicavano ai consumatori la specie “polpo” quale unico contenuto ittico delle confezioni che si trovavano sugli scaffali.

Tutto in regola, quindi?

No. Ad insospettire i militari sulla probabile frode, però, una scritta sull'involucro in caratteri molto ridotti ed in lingua straniera che, tradotta, indicava il nome di tutt'altra specie di mollusco (totano gigante del pacifico), di qualità di molto inferiore.

Le prime analisi visive, da parte di esperti scientifici dell'Arpat di Livorno confermavano l'evidenza che all'interno delle lattine non vi fosse il polpo.

E' scattato pertanto il sequestro di circa seicento chili, operato ad Altopascio, presso la piattaforma regionale di distribuzione.

In più, oltre le misure cautelari, eseguite sotto il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica Antonio Mariotti, sono state fatte ritirare dalla regione e poi dall'intero mercato nazionale tutte le confezioni di “polpo in pezzi” giacenti negli scaffali dei supermercati.

Per un totale di oltre otto tonnellate complessive.

Sono in corso, a cura dell'Azienda sanitaria locale, anche una serie di analisi per valutare gli aspetti igienico sanitari.

Campioni di prodotto sono stati inviati all'istituto zooprofilattico di Torino per l'esatta identificazione della specie contenuta, tramite l’esame del Dna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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