Il dolore
Nove indagati per i due rallisti morti
Avviso di garanzia per tre equipaggi accusati di omissione di soccorso, tre persone nei guai per omicidio colposo
LUCCA. Dieci giorni dopo la tragedia del 47esimo rally Coppa Città di Lucca la procura iscrive nel registro degli indagati tre equipaggi, il responsabile della sicurezza del tracciato, il proprietario e il preparatore della Peugeot 207 Super andata a fuoco circa due minuti e mezzo dopo essere uscita di strada nella quarta prova speciale a S. Ilario di Brancoli e diventata la tomba di Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e Daniela Bertoneri, 35, di Seravezza. È bene chiarire subito che, come recita il codice penale, si tratta di un’iscrizione a garanzia degli indagati. Al momento infatti le responsabilità emerse sono di natura indiziaria e l’esito degli accertamenti potrebbe portare anche a possibili richieste di archiviazione. Un avviso di garanzia inviato ai nove indagati perché domani il sostituto procuratore Elena Leone affiderà la consulenza tecnica sui resti dell’auto al professor Giuseppe Forasassi, ordinario dell’università di Pisa in pensione ed esperto in progettazione e costruzione dei veicoli. Un accertamento irripetibile a cui anche gli indagati, attraverso i loro consulenti di parte eventualmente nominati, potranno assistere in modo da esaminare la carcassa devastata dal fuoco della Peugeot 207 Super e rispondere a una serie di quesiti legati all’idoneità dell’auto a partecipare a quel tipo di rally, alle ipotetiche carenze tecnico-strutturali della vettura e all’installazione e al funzionamento dei dispositivi antincendio e di sicurezza sul bolide.
Omissione di soccorso. La procura in base alle web cam sequestrate, alle testimonianze rese e al materiale acquisito dalla polizia stradale ha iscritto nel registro degli indagati per omissione di soccorso aggravata l’equipaggio Iacomini-Cozzani alla guida di una Subaru Impreza e le coppie Giannecchini-Mazzanti e Matteucci-Castiglioni entrambe al volante di una Renalt Clio. I piloti e i navigatori sono già stati sentiti come persone informate dei fatti e il loro racconto non coinciderebbe con quanto emerso dalle indagini delegate alla polizia stradale diretta dal dottor Marco Tangorra. Non solo. L’ipotesi sussurrata da qualcuno che i partecipanti a una gara automobilistica non fossero tenuti a fermarsi per prestare soccorso in caso d’incidente stradale stride - al di là dell’etica e della lealtà sportiva - con l’applicazione del codice penale che non esenta nessuno dal fermarsi per soccorrere chi ha bisogno. Perché la vita umana è il bene più prezioso, la priorità assoluta. E una gara automobilistica non è una scriminante, non giustifica comportamenti diversi da quelli da tenere normalmente al volante.E anche una normativa del Csai sottolinea l’obbligo tassativo dei piloti di fermarsi quando si vede una macchina incidentata e fuori non ci sono gli occupanti. Oltretutto chi, durante una prova speciale di un rally, si ferma per soccorrere un pilota incastrato nella macchina o vittima di un incidente ha il diritto di chiedere (e al 99% lo ottiene) la sospensione di quella gara.
Omicidio colposo. La procura ha individuato due profili di responsabilità: uno derivante dalla sicurezza del percorso, l’altra dalla sicurezza del mezzo. Per quanto riguarda il tracciato del rally il magistrato ha indagato per omicidio colposo il responsabile della sicurezza dell’organizzazione della manifestazione: Mauro Scarpellini. Per l’accusa era lui ad aver dato l’okay al piano generale della sicurezza e doveva aver contezza dei commissari di gara e di percorso disseminati lungo il tracciato, della collocazione dei mezzi antincendio e del personale sanitario.
Invece per ciò che concerne la sicurezza dell’auto da rally il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo il presidente della scuderia Proracing Livorno, Fabrizio Bacci, e il preparatore della macchina Silvio Terrosi. Gli inquirenti vogliono capire se quel bolide - che in teoria sarebbe dovuto essere super sicuro visti i sistemi antincendio presenti all’interno dell’abitacolo - ha subito modifiche strutturali in corso d’opera da parte del proprietario o del collaudatore della vettura da corsa. Perché, in ipotesi, se il consulente del pm esaminando la carcassa della Peugeot 207 Super 2000 trovasse elementi in dotazione nell’auto da rally che non hanno funzionato al momento dello sprigionarsi delle fiamme potrebbe dirigere le sue attenzioni anche alla casa madre costruttrice del bolide.
L’inchiesta continua. Ma la procura non si ferma. L’indagine prosegue e potrebbe coinvolgere anche altre persone. In queste ore vengono sentiti testimoni e soccorritori. Emergerebbe che un’auto, transitata prima della numero 7 di Catelani-Bertoneri, era andata a sbattere, danneggiandolo seriamente, nel muretto alto 60 centimetri. Si spiegherebbe così il cedimento di schianto nell’impatto con la Peugeot. Parlano i difensori. «Va dimostrato che avevano percepito la gravità della situazione. Se l’auto era visibile e se si erano accorti di quello che era accaduto». L’avvocato Francesca Vanni di Pescia assiste il pilota del Gp Racing Don Carlos, Cristiano Matteucci e il suo navigatore David Castiglioni: «L’accusa deve provare che i piloti avevano capito bene la reale condizione degli occupanti nell’auto fuori strada. Dalle foto apparse sui giornali si vede che la macchina era abbastanza nascosta».
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