Sicurezza
Nuovo sos per il carcere di San Giorgio
LUCCA. «Togliere la libertà, ma non togliere la dignità». Sono queste le parole di Armando Cenni, segretario provinciale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria di Lucca, in riferimento al...
LUCCA. «Togliere la libertà, ma non togliere la dignità». Sono queste le parole di Armando Cenni, segretario provinciale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria di Lucca, in riferimento al carcere della nostra città. Con la protesta di mercoledì attuata dai detenuti, il S. Giorgio torna infatti a far parlare di sé.
Per venti minuti i reclusi hanno battuto i loro pentolini e le loro posate contro le sbarre della cella per poi decidere di rifiutare la cena. Una reazione estesa ormai a tutta Italia, come ricorda lo stesso Cenni, «e a cui i detenuti di Lucca si sono allineati, ma resta il fatto che molti standard regolamentari non siano rispettati». Anche se per il momento, l’episodio della sommossa sembra, al San Giorgio, essere stato un caso isolato, rimane drammatica la situazione di una struttura obsoleta, ma alla cui ristrutturazione, il ministro della giustizia ha detto no. Tra gli 8.000 e i 10.000 euro, è la cifra annuale stanziata dallo Stato per il carcere e in cui dovrebbero rientrare tutte le spese.
«Ci siamo resi disponibili a farci carico della situazione » spiega Matteo Garzella, presidente del consiglio comunale, ma attende un secondo incontro, dopo quello di sabato, per visitare l’intera struttura e poter decidere le eventuali misure da attuare «per rendere più umana la pena». I numeri però parlano da soli: 190 i detenuti del carcere per una struttura che può ospitarne al massimo 113. Centotrentacinque, invece, gli agenti, secondo il decreto ministeriale, ma solo 98 quelli realmente presenti. (f.b.)
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