Attenzione
Inchiesta sulla tragedia per ora senza indagati
Sequestro di documenti nella sede della scuderia organizzatrice del rally mentre i primi soccorritori raccontano di una ruota trovata sulla strada
LUCCA. Gli agenti della polizia stradale arrivano verso mezzogiorno nella sede di via Catalani della scuderia Balestrero, l’associazione sportiva che organizza da sempre lo storico rally Città di Lucca. Li manda la procura della Repubblica. Per conto del sostituto procuratore Elena Leone devono acquisire una serie di documenti.
È l’inizio dell’inchiesta per il momento a carico di ignoti, ma che a breve potrebbe portare all’iscrizione nel registro degli indagati (un atto dovuto a garanzia) degli organizzatori della corsa. I poliziotti sequestrano i carnet di bordo, il piano di emergenza sanitaria, l’ordine di servizio completo e il piano generale della sicurezza. Carte e documenti che stamani o al massimo oggi pomeriggio i comandanti della polizia stradale di Lucca e del distaccamento diViareggio, Marco Tangorra e Gianluca Pantaleoni, consegneranno al magistrato. Ma non è finita. Perché nelle prossime ore – come accaduto in altre gare automobilistiche segnate da lutti e tragedie – gli ufficiali di polizia giudiziaria potrebbero sequestrare le «camera car» (le mini telecamere interne alle autovetture da rally) dei piloti che seguivano la Peugeot 207 della coppia Catelani-Bertoneri. Immagini che, per gli investigatori, potrebbero rivelarsi molto importanti. Da quei fotogrammi si potrà capire esattamente dopo quanto tempo, dal momento dell’infossamento dell’auto numero 7, si sono sprigionate le fiamme assassine. E il magistrato attende anche l’esito dell’esame esterno dei cadaveri dei piloti eseguito ieri pomeriggio alle 18 dal medico legale Stefano Pierotti. L’anatomopatologo dovrà riferire se da quei poveri resti carbonizzati è possibile effettuare esami biologici. Per capire se pilota e navigatore siano morti sul colpo, abbiano riportato fratture, perduto conoscenza oppure erano ancora vivi e abbiano cercato invano di uscire dall’abitacolo capovolto dell’auto da corsa. La possibilità di eseguire quei complessi accertamenti dipenderà dal grado di carbonizzazione dei corpi. Se la devastazione causata dall’alto tasso di combustione è stata molto elevata ogni accertamento tendente a chiarire con esattezza le cause del duplice decesso non sarà possibile. Nelle prossime ore verranno presi in esame anche i resti della Peugeot 207 diventata la tomba di Valerio Catelani e Daniela Bertoneri. Quasi certa la nomina di un consulente tecnico che esamini la carcassa per capire per quale motivo si sono sprigionate le fiamme che hanno invaso l’abitacolo avvolgendo interamente la vettura e rendendo vano ogni soccorso. L’ingegnere dovrà cercare di capire se il conducente abbia perso il controllo dell’auto da corsa in un tratto dove si viaggia in prima o al massimo in seconda a causa di un improvviso guasto meccanico visto che non risultano per terra traccie evidenti di frenata.
Tra l’altro Diego Fornaciari, il pilota che con il piccolo estintore in dotazione nella sua macchina da corsa ha cercato di spegnere il fuoco, ha notato sul bordo della strada una ruota che si era staccata dalla vettura francese e va verificato se ciò è avvenuto nell’impatto col muretto o se ha causato il fuori strada.
C’è poi il particolare – non trascurabile – del muretto di contenimento abbattuto dall’auto. Un parapetto di cemento alto 40-50 centimetri sistemato in sostituzione del vecchio muretto in pietra. Stando anche alla polizia stradale che ha eseguito i rilievi il muretto non era ancorato a terra con una base in ferro per resistere agli urti. Altrimenti la vettura avrebbe potuto rimbalzare nel cemento senza finire nel fossato di scolo.
Certo non si tratta di una massicciata alta un metro o un metro e mezzo e un’auto da corsa è molto più pesante e robusta rispetto a una macchina normale e quindi è più facile sfondare la protezione. Ma il magistrato vuol vederci chiaro e chiederà, proprio per fugare ogni dubbio, spiegazioni all’ente che si occupa della manutenzione della strada stretta e tortuosa di S. Ilario di Brancoli sia essa la Provincia o l’Anas. C’è infine un precedente, ancora da vagliare, che riguarda un presunto incidente sempre in un rally avvenuto proprio nello stesso tratto di strada della quarta prova speciale. Una vettura da corsa andata a schiantarsi contro un albero senza conseguenze per il pilota. Un particolare da confermare che gli investigatori ritengono importante in relazione alla sicurezza della competizione. L’inchiesta della magistratura vuol verificare eventuali responsabilità da parte degli organizzatori in merito ad un intervento tardivo dei soccorsi. E il magistrato vuol capire se una migliore organizzazione della corsa e quindi una maggiore tempestività nell’intervenire avrebbe potuto salvare la vita ai due piloti. Se dalle carte acquisite – suffragate dalle consulente medico legali e tecniche – emergerà che organizzatori e addetti alla sicurezza non hanno utilizzato ogni accortezza per evitare il sinistro l’incriminazione sarà inevitabile.
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