La manifestazione
Poste, parte la mobilitazione degli addetti
Non escluso lo sciopero, contro un piano che prevede, in provincia, 70 esuberi e 22 uffici in meno
LUCCA. Da ieri è ufficialmente partita la mobilitazione dei dipendenti di Poste Italiane. Come fa sapere Michela Benedetti, sindacalista della Slc-Cgil, la dichiarazione di apertura del conflitto è stata depositata. E, se Poste non vorrà saperne di tornare indietro sul suo piano di tagli (meno 22 uffici e 46 portalettere sul territorio provinciale entro la fine dell’anno), lo scontro si inasprirà, fino allo sciopero di tutti i lavoratori.
In particolare, spiega ancora la Slc Cgil, lo scontro dei sindacati (la mobilitazione infatti è stata dichiarata a livello confederale) è totale verso la politica dei tagli di Poste che, a regime, comporterà 10mila esuberi in Italia di cui oltre 70 in provincia di Lucca.
Non si accetta il progetto di abbattimento del numero di uffici postali e della capillarità della rete di recapito, perché questo, viene spiegato, altra logica non segue che quella dei «minori volumi e dei mancati ricavi, che si traducono in tagli di personale».
E, altro motivo della mobilitazione, è la perdita del diritto a un servizio per i cittadini, che rischiano, con il piano di Poste, «l'ennesima ricaduta negativa su puntualità ed efficienza».
Il sindacato dichiara apertamente di non condividere una politica di tagli solo perché «non si riesce a trovare un modo equilibrato per rilanciare uffici e servizi postali con nuovi approcci e nuove offerte di qualità. È troppo più facile tagliare i costi. E in una grande azienda di servizi il costo maggiore è rappresentato dal personale addetto».
Tutto questo a fronte di un bilancio consuntivo del 2011 di Poste che ha evidenziato un utile di 846 milioni di euro. Al contrario, secondo la Slc, occorre puntare a progetti «realizzabili e utili al sistema paese, cominciando dalla logistica e da un servizio di recapito veramente efficiente».
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