Sicurezza
Stuprò la conoscente sulla soglia di casa Condannato a 7 anni
Vittima della violenza una donna lucchese di 35 anni In carcere il tunisino che con una scusa abusò di lei
LUCCA. L’ha spinta all’interno dell’androne di un palazzo del centro storico dove la vittima viveva in un appartamento e con inaudita violenza l’ha gettata a terra abusando di lei. Uno stupro consumato nell’indifferenza generale la sera di S. Croce, la festa dei lucchesi, il 13 settembre dello scorso anno. Vittima una giovane donna afflitta da una serie di problemi e con un’inesistenza difficile segnata da momenti dolorosi. A violentarla, lasciandola a terra contusa, ferita e sotto choc, un tunisino di 23 anni, precedenti penali per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti: Mohamed Sabri Jarai. Due mesi e 10 giorni dopo i carabinieri del radiomobile, diretti dal tenente Andrea Senes, arrestarono a Viareggio l’extracomunitario senza fissa dimora. Da quel 23 novembre 2011 Jarai è detenuto nel carcere di Sollicciano. E ci resterà un bel po’ perché i giudici del tribunale di Lucca hanno condannato lo stupratore a sette anni di reclusione accogliendo in toto le richieste del pubblico ministero Antonio Mariotti.
L’indagine. Fondamentali per la cattura dell’autore del reato la testimonianza della vittima e le tecniche d’indagine che hanno consentito all’accusa di vanificare ogni strategia difensiva e smentire le dichiarazioni fornite in aula dall’imputato.
Celle telefoniche. La vittima conosceva il suo carnefice, ma non avrebbe mai immaginato che quel giovane potesse arrivare a violentarla approfittando di un momento in cui nel palazzo non c’era nessuno. Lei ha cercato di resistere, ma è stata colpita ripetutamente e costretta a subire lo stupro. Ma appena il giovane si è allontanto lei ha avuto la forza di andare in ospedale, farsi medicare e raccontare tutto ai sanitari. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti grazie ai tabulati telefonici (indispensabile l’uso della tecnologia e le intercettazioni per arrivare a sentenze di condanna) ha potuto appurare con certezza che quel giorno e a quell’ora il tunisino si trovava in centro storico e non in Versilia come avrebbe raccontato ai carabinieri per crearsi un alibi e controbattere alle accuse.
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