Sicurezza
Operai pronti alla lotta «Salvare i posti di lavoro»
PORCARI. I lavoratori e i sindacati (Csil e Cgil), di nuovo uniti, attendono con ansia la decisione della Corte d'Appello di Firenze. I giudici fiorentini, forse già oggi, dovrebbero pronunciarsi...
PORCARI. I lavoratori e i sindacati (Csil e Cgil), di nuovo uniti, attendono con ansia la decisione della Corte d'Appello di Firenze. I giudici fiorentini, forse già oggi, dovrebbero pronunciarsi sulla propria sentenza che ha ribaltato il provvedimento del tribunale fallimentare di Lucca revocando il fallimento ed omologando il concordato preventivo della Eurosak. Oggetto del contendere l'immediata esecutività o meno della sentenza in forza della quale i vecchi proprietari hanno chiesto la restituzione dell'azienda. Un'istanza rigettata dal giudice delegato del tribunale di Lucca. Da lunedì pomeriggio l'attività produttiva nella storica azienda di imballaggi industriali di Porcari si è fermata. Di fronte all’Eurosak è in corso un presidio permanente dei lavoratori per chiedere la riapertura dello stabilimento che dovrà essere sigillata dalla curatrice fallimentare. Gli operai resteranno a presidiare la fabbrica nella speranza che arrivino notizie in grado di dare loro almeno delle certezze per il futuro. Una vera e proppria odissea quella di 56 dipendenti dopo l'inatteso crack dichiarato dal tribunale di Lucca, la nomina della curatrice fallimentare, l'esercizio provvisorio, le trattative per il passaggio dell'azienda che si sono arenate. «Non comprendiamo i motivi di questa battaglia legale tra tribunali. L'Eurosak deve tornare nelle mani della famiglia Colombini. E' l'unica soluzione per rimettere in moto le macchine» dice con toni decisi Roberta Bocchibianchi, rappresentante delle RSU, parlando a nome di altri lavoratori che hanno riscosso lo stipendio da cassa integrati da gennaio a marzo. Storie di umana disperazione e dignità di famiglie vicine alla disoccupazione. Ormai già quasi tutti i dipendenti erano in cassa integrazione (a rotazione secondo l'anzianità di servizio), con 600-700 euro al mese. «Non dovevamo arrivare a fermare la produzione» dicono Rossi (Cgil) e Pierotti (Csil) che hanno montato un gazebo con striscioni e bandiere in prossimità dell'ingresso della fabbrica. Storie disperate come quella di Ahmetia Sandri, italo-albanese, 48 anni, due figli di 16 e 7 anni. Da 14 anni al reparto di estrusione. «Io ho un mutuo da 750 euro. Eppure le possibilità di andare avanti ci sarebbero, abbiamo parecchi clienti e il nostro sistema di sacchetti a valvola è stato un successo. Vanno salvati i posti di lavoro e la dignità». Michele ha 43 anni, tre figli a carico (10, 6 e 4 anni) e un mutuo da pagare. «Siamo sconcertati di quanto è successo e continua a succedere. La Eurosak era un'azienda a cui tutte le banche concedevamo prestiti senza problemi e anche quando è iniziato l'esercizio provvisorio avevamo un sacco di ordini»(ni.nu.)
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