Italia
La Valore presenta il concordato
Intanto il suo legale spiega i motivi del ricorso al Tar contro il Comune
LUCCA. È stato il «modo di operare» della giunta Favilla nei confronti del progetto (sfumato) della Valore spa di Prato di costruire case e uffici lungo viale Einaudi a far scattare il ricorso al Tar della società contro il Comune: la richiesta danni va da 23 a 40 milioni di euro. Cifra espressa in modo non casuale: nasce dai 18 milioni spesi dalla società (immobiliare e di costruzioni edili) per acquistare i terreni (a Sant’Anna) sui quali sarebbero sorti i nuovi edifici, aumentati de gli interessi dovuti in questi anni per il prestito acceso.
Così spiega Giuseppe Toscano, avvocato del Foro pisano che assiste la Valore di Giovanni Valentini in questa azione giudiziaria.
La società, questa la tesi sostenuta, ha atteso cinque anni il via libera su un mega progetto immobiliare a cui il Comune nel 2005 aveva dato il via libera. Nel 2007, il commissario prefettizio ne aveva adottato il piano attuativo. Gli atti successivi erano stati nel 2011l’approvazione della variante funzionale al piano attuativo del progetto di Valore, salvo poi, a marzo 2012 l’adozione di una variante che andava in direzione opposta: secondo i contenuti della variante adottata, lo spazio per il progetto della Valore non c’era più.
«Non contestiamo - dice adesso l’avvocato Toscano - che il progetto a un certo punto non sia piaciuto più o non sia stato più ritenuto idoneo dalla giunta. Si può adottare una variante e poi ripensarci, annullarla, portarne in approvazione un’altra, attendere i tempi delle osservazioni dei cittadini. Ma credo che gli amministratori avrebbero dovuto avere il coraggio e l’atteggiamento morale ed etico di dire alla Valore che quel progetto non si faceva più. I primi atti risalgono all’inizio della passata legislatura, gli ultimi alla fine della stessa: credo che questo aspetto si commenti da solo».
La Valore, con l’ex sindaco Mauro Favilla, l’ex assessore Marco Chiari e alcuni professionisti sono ancora al centro dell’inchiesta della procura per la corruzione, sul cui epilogo l’avvocato Toscano, visti i contenuti della relazione del Tribunale del Riesame, si mostra ottimista nei confronti della società che assiste nel ricorso al Tar.
Intanto nei giorni scorsi è stata presentata al tribunale di Prato, da parte di Valore spa, la richiesta di concordato preventivo con cessione di beni.
Il passivo supera gli 80 milioni di euro mentre le percentuali che saranno riconosciute ai creditori sono divise per fasce e oscillano dal 26 al 28 per cento. Un concordato complesso e pieno di variabili (presentato come liquidatori della società dal commercialista pratese Mario Assuero Marchi e dall’avvocato Gabriele Pica Alfieri) per cui il tribunale di Prato ha scelto di nominare come commissari due super professionisti, il presidente dell’Ordine dei commercialisti Biancalani e l’ex curatore fallimentare del Gruppo Sasch Evaristo Ricci. La parte attiva inserita nel concordato invece raccoglie il grosso dei progetti andati in fumo, l’immobile dell’ex cementizia (il cementificio marchino) acquistato e mai trasformato in un progetto vero e proprio, l’area di Chiesanuova dove la società aveva previsto di realizzare uno stadio mai costruito e una parte dell’area di via Filzi dove erano stati costruiti appartamenti destinati ai cinesi e la cui vendita non è stata terminata.
Barbara Antoni
Ilenia Reali
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