Proteste
Restauri da record nell’ex monastero
Nel pieno dell’attività il grande cantiere di San Francesco che la Fondazione Crl con 22 milioni destinerà a Campus Imt
LUCCA. Dormiranno nelle vecchie celle dei francescani e studieranno nei magnifici loggiati sopra i portici. E poi aule, uffici, spazi ricreativi, laboratori, chiostri, auditorium, giardini. Per studenti, insegnanti e ricercatori dell’Imt l’ora x scatterà tra un anno, quando sarà terminato il grande intervento di restauro dell’ex convento di San Francesco, che la Fondazione Cassa di Risparmio ha acquistato dal Comune alla fine del 2010 e ha destinato a Campus dell'istituto di alti studi.
Il Campus. L’ex monastero è destinato ad ospitare un’altra porzione del Campus che sarà uno dei più belli mai realizzati al mondo. Il progetto, infatti, si fonda sull’equilibrio perfetto tra il recupero di una struttura di grande valore storico e artistico - è uno dei primi conventi francescani – e le esigenze di un istituto post universitario moderno e altamente specialistico. Ciò che è già stato fatto, del resto, per la parte del Campus già insediata nell’attiguo edificio della Stecca. Questa ala del convento - anticamente adibita a foresteria e magazzino, poi trasformata in età moderna in caserma – venne acquistata nel 2006 dalla Fondazione. Ristrutturata , è stata consegnata a Imt nel 2008: su una superficie complessiva di 3600 metri quadrati ci sono camere e appartamenti per 65 posti letto, uffici, laboratori e un hammam, ricavato nei vecchi bagni della caserma. La Fondazione ha speso quasi 13 milioni di euro per i lavori, progettati in funzione del successivo intervento all'intero convento, predisponendo già il collegamento tra gli edifici.
I posti letto. La ristrutturazione in corso interessa una superficie più ampia di quella della Stecca: oltre 12000 metri tra locali coperti, loggiati, chiostri, chiesa, sagrestia e Cappella Guinigi (l’unica ad essere già pronta). Sui tre piani dei locali coperti, circa 4000 metri quadrati, si stanno realizzando spazi per la didattica e la ricreazione, uffici, aule, sale riunioni, salotti, postazioni di studio, laboratori e 62 posti letto che, sommati a quelli della Stecca, porteranno la ricettività totale a 125 posti, sia in camere che in appartamenti mono e bilocali. Tutto è costruito, dalle zone private a quelle comuni, con rifiniture di pregio e impiantistica supertecnologica. L’investimento finanziario ammonta a 22 milioni di euro, di cui 4,7 per l’acquisto.
Pietra su pietra. L’ex monastero, dunque, diventerà una cittadella della cultura e della scienza del futuro, inserita perfettamente nelle meraviglie del passato. Il progetto di ristrutturazione prevede il recupero filologico di ogni spazio del San Francesco, pietra su pietra, mattone dopo mattone, affresco dopo affresco. «E’ la nostra filosofia – spiega il geometra Franco Mungai, responsabile tecnico della Fondazione - massimo rispetto per la struttura e valorizzazione della sua storia e delle sue caratteristiche artistiche, in equilibrio con la necessità di rendere funzionali e moderni i suoi spazi».
FOTO Il restauro dell'ex monastero
Dentro il cantiere. La grandiosità e il livello dell’intervento sono evidenti anche a cantiere aperto, come abbiamo avuto modo di constatare insieme con lo stesso Mungai e con Angelo Paladini, dell’ufficio tecnico, che hanno mostrato lo stato di avanzamento dei lavori, il cui termine è previsto nella primavera 2013 per permettere la consegna dell'immobile a Imt entro l'estate. Niente, dai pavimenti ai muri dell’ex convento, viene buttato via. Tutto viene ricostruito o sistemato. Anzi, dove nel corso dei secoli era stato nascosto qualcosa, la ristrutturazione lo sta riportando alla luce.
Le tombe. E’ così, ad esempio, per i pavimenti in antico cotto dei chiostri. Una colata di cemento, alta diversi centimetri, li aveva sepolti e con loro le lapidi e le centinaia di tombe di cui i chiostri sono pieni. Il cemento viene demolito metro dopo metro, il pavimento tornerà al livello originario e il cotto ripristinato.
Le celle. Stessa procedura per gli affreschi che, al secondo piano, decoravano l'esterno e l'interno delle vecchie celle dei frati, diversi per ogni stanza e nascosti fino a oggi sotto l'intonaco e la tinta. Parete dopo parete, stanno riemergendo dal forzato oblio, pronti a raccontare pezzi di storia del convento. Disegnati sopra le piccole porte in legno delle celle, gli affreschi rappresentano figure di francescani, probabilmente coloro che le occupavano. Sulle pareti interne, invece, ci sono decori ottocenteschi - drappeggi, cartine geografiche, motivi militari – che ricordano un altro periodo e gli interventi subiti dalla struttura nel corso dei secoli. Decorazioni di quell’epoca, peraltro, sono state trovate e poi ripristinate in altri locali, a partire dalla sagrestia e dalla Cappella Guinigi.
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