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Lucca

Case nelle serre, c’era l’abuso d’ufficio

Case nelle serre, c’era l’abuso d’ufficio

Il tribunale condanna il dirigente comunale Tani a un anno e due mesi: dovrà anche pagare i danni a un imprenditore

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LUCCA. Il caso era stato sollevato dal Tirreno. Con un’inchiesta lunga e dettagliata. E il tribunale per il caso delle serre di San Macario trasformate in abitazioni ha inflitto 1 anno e 2 mesi (pena sospesa) all’architetto Maurizio Tani, dirigente comunale ed ex responsabile dell’urbanistica, per il reato di abuso d’ufficio. Il pm Fabio Origlio aveva chiesto 1 anno e mezzo. Le motivazioni dei giudici (presidente Valentino Pezzuti, a latere Billet e Profeta) saranno rese note entro 90 giorni. I giudici hanno riconosciuto il danno subito dall’imprenditore Alessandro Terigi (al quale era stato negato il permesso a costruire) e hanno condannato Tani anche a versare una provvisionale di 30mila euro. La difesa (avvocati Marzaduri e Di Bugno) può ricorrere in Appello.

La vicenda ruotava intorno a un permesso a costruire rilasciato il 28 gennaio 2008 alla società Imital per realizzare 27 appartamenti al posto delle ex serre Casula a San Macario. È per questa pratica che Tani era indagato. Tutto era nato a luglio del 2006, con il rilascio di due concessioni edilizie per la costruzione di 32 appartamenti in 6 palazzine al posto delle ex serre Casula, secondo una procedura prevista dal regolamento urbanistico in vigore. L'anno successivo, però, la proprietà chiede al Comune di modificare il progetto: vuole costruire 45 appartamenti invece di 32, ma la Sovrintendenza boccia l'ipotesi per incompatibilità paesaggistica. La società ci riprova a novembre 2007 con un piano da 27 appartamenti che deve sostituire quello autorizzato a luglio del 2007. Il 27 novembre il Comune invia la pratica alla Sovrintendenza per il parere obbligatorio e vincolante. Ma a gennaio 2008 la vicenda finisce in Procura. Secondo le indagini dei carabinieri, i giorni cruciali vanno dal 25 al 30 gennaio. Il 25 gennaio, mentre Imital è in attesa di poter ritirare la nuova concessione edilizia in sostituzione di quella del 2006, viene convocato il consiglio comunale per approvare una variante al regolamento urbanistico che avrebbe bloccato la trasformazione delle serre in abitazioni. La seduta salta per mancanza del numero legale (fatto mancare dalla maggioranza di centrodestra) ed è aggiornata al lunedì successivo, 28 gennaio. Lunedì 28 gennaio, la mattina, il Comune rilascia la concessione bis alla Imital sostenendo di non aver ricevuto alcun diniego dalla Sovrintendenza. La sera stessa il consiglio comunale adotta la variante urbanistica che avrebbe reso impossibile il rilascio del permesso appena concesso. A quel punto esplode il caso: la Sovrintendenza annuncia di aver protocollato il decreto di annullamento del permesso a costruire perché in contrasto con le norme paesaggistiche, il 25 gennaio. Gli uffici comunali sostengono che ai fini del diniego fa fede la data di ricevimento (il 30 gennaio) dell'atto e non quella di emissione. Ma il consulente legale del Comune, l'avvocato Giuseppe Stancanelli, il 27 febbraio 2008 afferma che l'interpretazione degli uffici è errata. La giurisprudenza conferma che fa fede la data di emissione e quindi la concessione edilizia rilasciata a Imital è nulla. Tre giorni dopo viene firmata l'ordinanza di sospensione dei lavori al cantiere, notificata solo all'amministratore di Imital. Il 1º marzo i vigili la notificano anche al direttore del cantiere, oltre che all'amministratore della società. Il 22 marzo Imital rinuncia al permesso a costruire ottenuto il 28 gennaio e il 12 aprile riprende i lavori. Secondo il dirigente all'edilizia, la società può continuare a costruire in base al primo permesso, visto che con quello del 2008 non ha ancora realizzato «opere essenziali». La Procura la pensa diversamente: se la concessione rilasciata il 28 gennaio (e poi annullata) sostituiva quella del 2006, la società non ha più titolo per continuare a costruire. Ecco, quindi, che il mancato stop ai lavori e l'interpretazione data dal dirigente Tani si prolifano per il pm come un abuso d'ufficio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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