Sicurezza
Aziende, il futuro è il capitale umano
Capocchi, direttore scientifico di Campus: il modello familiare si deve evolvere. E dobbiamo formarci sull’accoglienza
LUCCA. «In un mondo in cui tutto è facilmente replicabile, dai marchi alle tecnologie, l’unico vero tratto distintivo tra le aziende è il capitale umano».
Alessandro Capocchi è il direttore scientifico della Fondazione Campus di Lucca e di questa asserzione è talmente convinto al punto che delle corporate universities (strutture interne alle aziende che si occupano della formazione) ha fatto uno dei propri interessi principali. In che modo? Studiando i vari modelli presenti in Italia e lavorando per la creazione di un network nazionale in grado di dialogare anche a livello europeo.
«La capacità e l’inventiva dei propri dirigenti è davvero l’unica cosa che non può essere copiata – spiega il direttore scientifico della fondazione Campus – e questo è realmente il fulcro della competizione tra le aziende che a livello globale si sfidano sul tema del potenziamento del capitale umano e sull’attrazione di nuovi talenti».
Nato e cresciuto a Lucca, Capocchi prova poi a spostare il suo ragionamento su una realtà locale ricca di piccole e medie imprese che però spesso si trovano a fronteggiare difficoltà tipiche del passaggio generazionale.
«Il modello familiare si deve evolvere – è la prima affermazione in proposito di Capocchi –. Troppo spesso abbiamo esempi di famiglie proprietarie che mettono figli e parenti nei ruoli chiave. Oggi invece l’imprenditore deve dare spazio ai giovani, il management si deve rinnovare portando a Lucca persone che si sono formate a Milano, Roma o Londra. Per farlo è importante dare incentivi economici ma è fondamentale anche che la città faccia un ulteriore passo verso la maturazione».
E, sempre su questo tema, aggiunge: «Penso alla cultura dell’accoglienza a livello internazionale, della quale qui siamo ancora sprovveduti. Basti pensare che a Lucca non esiste una scuola in lingua inglese dove possano studiare anche i figli dei manager stranieri».
Ma se una parte importante dell’imprenditoria di casa nostra oppone ancora qualche resistenza a questo nuovo modo di fare formazione e cultura aziendale, qui non mancano le eccellenze assolute come il caso della Perini spa.
Lorna Vatta dirige l’ufficio strategia e tecnologia e spiega subito che la genesi del progetto formazione è partito circa un decennio fa dalle richieste dei clienti.
«Questa cosa – prosegue – negli anni ci ha portato a realizzare che c’era anche bisogno della competenza tecnica per far funzionare al meglio i macchinari e per questo oggi abbiamo una vera e propria scuola tecnica con programmi molto articolati che vengono somministrati presso la nostra sede, presso i clienti e recentemente anche on-line con un monitoraggio attivo e continuo da parte nostra. Da qui all’organizzazione di una scuola interna il passo è stato breve - sottolinea -. Siamo partiti in modo poco strutturato ma poco alla volta abbiamo organizzato programmi di crescita e formazione interni per i vari profili aziendali», sottolinea ancora.
E conclude che «a coronare il nostro progetto formativo c’è poi il progetto della realizzazione di un executive master per professionisti e manager dell' ambito trasformazione tissue, da offrire sia al nostro personale che a quello dei nostri clienti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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