Il Tirreno

Lucca

Panem, operai divisi Si torna a votare e le rsu si dimettono

di Arianna Bottari
Panem, operai divisi Si torna a votare e le rsu si dimettono

Venerdì nuovo referendum sull’accordo con la Novelli dopo la bocciatura del documento presentato dalla Cgil

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ALTOPASCIO. I lavoratori della Panem tornano a votare sull’accordo presentato dai sindacati, ma i rappresentanti delle Rsu, Roberto Bleusi e Cesare Mosciatti, danno le dimissioni.

Ancora un’assemblea infuocata, ieri pomeriggio, sotto la grande tenda del presidio Panem.

Il fronte dei lavoratori appare più che mai diviso: da una parte quelli che vorrebbero firmare l’accordo con la Novelli, dall’altra quelli che hanno già detto no, in occasione del primo referendum, avvenuto solo alcuni giorni fa e che aveva rispedito al mittente il documento presentato in una precedente assemblea dal responsabile provinciale della Flai-Cgil, Lino Giovannelli.

Il nuovo referendum, che in un primo momento sembrava potesse tenersi subito dopo la riunione, dovrebbe invece svolgersi venerdì.

Votazioni aperte dalle 9 alle 22.

Inutile dire quanto questa decisione sia stata criticata da una parte dei lavoratori, che avevano chiesto al sindacato di riconoscere la validità della prima consultazione.

Durante l’incontro, al quale hanno partecipato Giavannelli, il segretario provinciale della Cgil Giampaolo Mati e il segretario nazionale della Flai-Cgil Ettore Ronconi, i toni sono stati molti accesi, fino ad arrivare alle dimissioni di Bleusi e Mosciatti, ovvero due dei tre rappresentanti delle Rsu della Panem.

«Siamo molto delusi – dicono Bleusi e Mosciatti – questa è una grande sconfitta, non solo per noi, ma per tutti i lavoratori».

Sulla stessa linea Mario Sarti, consigliere comunale di Altopascio che ha seguito la vicenda fin dall’inizio, ovvero da dicembre, quando il Gruppo Novelli annunciò la sospensione dell’attività.

«Ho avuto l’impressione che, in questo caso, il sindacato abbia cercato di dividere, più che di unire queste persone rimaste senza lavoro. Non dovrebbe andare così».

L’accordo che ha creato tanto malumore, già illustrato in un’accesa assemblea dei lavoratori tenutasi una ventina di giorni fa, prevede 4.000 euro sul Tfr di ogni lavoratore come anticipo (mille euro al mese da luglio a ottobre), previo nulla osta da parte dell’assemblea dei creditori.

Gli stessi 4milaeuro sarebbero da interpretare come incentivo all’esodo, una volta accolto il concordato (modificato, come richiesto dal sindacato già in febbraio) dal tribunale di Monza, in settembre.

A quel punto, l'assemblea dei creditori potrebbe mettere a disposizione i soldi per rifondare il Tfr. In cambio di questa manovra, la Novelli chiede la rimozione del presidio (entro il 15 luglio) e promette di presentare la domanda di modifica al concordato. Due gli aspetti che allarmano di più le Rsu e parte dei lavoratori: la modifica al concordato da presentare dopo la firma (dunque, senza certezze) e il nulla osta dell’assemblea dei creditori. Nel frattempo, il presidio rimane, anche se l’animo con cui i dipendenti si ritrovano sotto la grande tenda montata dal gruppo alpini di Altopascio non è più lo stesso. Il fatto che si siano divisi in due fronti, poi, non aiuta certo a portare avanti la protesta. Tutti, ora aspettano il voto di venerdì. Intanto, però, si avvicina il 15 luglio, giorno in cui la Novelli avrà accesso ai capannoni, per svuotarli di quanto è rimasto al loro interno dopo la cessazione dell’attività.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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