Sicurezza
Eurosak, proviamo a andare avanti
Chiesta la proroga dell’esercizio provvisorio, il 13 la decisione sull’omologa
PORCARI. Prorogare l'esercizio provvisorio della Eurosak per garantire la continuità produttiva e scongiurare la definitiva chiusura dell'azienda nella sua fase più drammatica. A chiederlo sono il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, il sindaco di Porcari, Alberto Baccini e tutte le parti coinvolte chiamate al tavolo di confronto a Palazzo Ducale, ma la curatrice ha già fatto istanza al giudice delegato per andare avanti solo fino a sabato. Questo mentre il 13 luglio la Corte d'Appello di Firenze deciderà sull'esecutività della sentenza di secondo grado che ha revocato il fallimento del tribunale di Lucca e omologato il concordato preventivo, accogliendo il ricorso presentato dalla famiglia Colombini. Nell''incontro istituzionale a Palazzo Ducale è stata espressa la preoccupazione maggiore, da parte di tutti i soggetti, per il rischio che i contenziosi giudiziari aperti possano pregiudicare le prospettive occupazionali dell'azienda, tenuto conto che l'esercizio provvisorio è scaduto il 30 giugno e già in questi giorni si sta operando per ridurre l'attività produttiva. Presenti il presidente della Provincia Stefano Baccelli, gli assessori Francesco Bambini e Mario Regoli, il sindaco Alberto Baccini, i sindacati di categoria Cgil e Cisl, la Rsu dell'azienda, i consiglieri regionali Marini, Staccioli e Pellegrinotti. Assente la curatrice fallimentare Paola Del Prete per sopraggiunti impegni di lavoro. Baccelli ha proposto di lavorare ad un nuovo prolungamento della gestione provvisoria, «collegato alla disponibilità da parte dei lavoratori di prendere in esame in modo costruttivo le proposte dei vari offerenti» si legge nel comunicato della Provincia. E' stato quindi deciso con il consenso di tutte le parti di contattare la curatrice fallimentare ed il giudice delegato per chiedere un incontro urgentissimo per fare il punto della situazione. Le istituzioni alla fine della riunione hanno incontrato la famiglia Colombini.
Nel pomeriggio la proprietà ha diffuso una nota. «Eurosak, di fronte al rifiuto degli organi del Tribunale di Lucca di restituire l’azienda, ha deciso di ricorrere nuovamente alla stessa Corte d'Appello di Firenze, che deciderà il 13 luglio. L'azienda al momento del fallimento, poi revocato, era in piena attività, con un fatturato di oltre 15 milioni di euro (in crescita dell'11%), ordini in corso per oltre 1,8 milioni e contratti annuali in essere per oltre 10 milioni e 75 dipendenti occupati. E la gestione provvisoria avrebbe conservato il valore dell’avviamento aziendale. Eurosak chiede quindi che gli organi della procedura fallimentare compiano ogni sforzo per preservare con ancora maggiore cura l’azienda, già fortemente compromessa dagli ultimi avvenimenti. Un programma di dismissioni rischierebbe di arrecare un grave ed irreparabile pregiudizio alla esecuzione del piano industriale concordatario che garantisce il lavoro a tutti i dipendenti attualmente in forza, creando anche i presupposti per l’assunzione, nel brevissimo periodo, di nuove maestranze, reintegrare l'organico e raggiungere gli obiettivi di produzione e fatturato previsti dal concordato stesso». Un caso dunque sempre più spinoso. Da una parte i proprietari della Eurosak chiedono il rispetto della sentenza e la possibilità di rientrare nella gestione dell'azienda. E 43 lavoratori hanno rifiutato il mandato alle Rsu per discutere del piano industriale della Selene e andranno in cassa integrazione. Dall'altra il giudice delegato e la curatrice si sono opposti e hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'Appello. Stessa decisione è stata comunicata dal Conai (il consorzio nazionale imballaggi). La decisione della Suprema Corte non arriverà prima di un anno. (n.n.)
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