Finanza
Il caso Panem fa litigare operai e sindacato
Contestata la nuova votazione sull’accordo con la Novelli: c’è chi vuole restituire la tessera Cgil
ALTOPASCIO. Pronti a stracciare la tessera della Cgil. Roberto Bleusi e Cesare Monciatti potrebbero decidere di uscire dal sindacato, oggi, durante l’incontro tra i lavoratori della Panem e i sindacalisti della Flai-Cgil, che fino a questo momento hanno seguito la vertenza. Dopo il referendum che ha espresso la contrarietà della maggioranza dei dipendenti Panem all’accordo raggiunto tra Flai-Cgil e Novelli, ora si prospetta una nuova votazione, voluta da alcuni lavoratori e appoggiata, secondo le Rsu, proprio dalla Flai. «Siamo delusi e amareggiati. Questa situazione rischia di trasformarsi in un’enorme sconfitta per tutti, per i lavoratori, per il marchio e per i sindacati», dicono Bleusi e Monciatti. Ma ripercorriamo le ultime tappe della vicenda Panem. I dipendenti, impegnati in un presidio permanente, davanti ai cancelli dell’azienda, ormai da dicembre, erano stati messi a conoscenza di una bozza di accordo elaborata dalla Flai-Cgil nazionale e dalla Novelli. La bozza, illustrata in un’assemblea dei lavoratori tenutasi una ventina di giorni fa, dopo l’ennesimo incontro tra le parti organizzato dalla Provincia, prevedeva: 4.000 euro sul Tfr di ogni lavoratore come anticipo (mille euro al mese da luglio a ottobre), previo nulla osta da parte dell’assemblea dei creditori. Gli stessi 4.000 euro da interpretare come incentivo all’esodo, una volta accolto il concordato dal tribunale di Monza, in settembre. A quel punto, l'assemblea dei creditori potrebbe mettere a disposizione i soldi per rifondare il Tfr. In cambio di questa manovra, la Novelli chiedeva la rimozione del presidio (entro il 15 luglio) e prometteva di presentare quella domanda di modifica del concordato, della quale si parla ormai da febbraio. Un accordo che, a detta dei lavoratori, presentava troppe insidie: prima di tutto, il tribunale di Monza deve dire sì alla modifica del concordato, o quei soldi tolti al Tfr non saranno messi a disposizione e non si tramuteranno poi in incentivo all'esodo. Quindi, l’assemblea dei creditori deve omologare il concordato. Il tutto, nella speranza che nel frattempo non venga dichiarato il fallimento. Insomma, un accordo giudicato dai lavoratori con troppe incertezze. Ma quello che meno è piaciuto ai rappresentanti delle Rsu è stato il mancato rispetto del risultato del referendum, per altro voluto proprio dalla Flai-Cgil. «Ha vinto il no, i lavoratori si sono espressi contro l’accordo, dopo averlo riconosciuto penalizzante. Tanto è bastato perché la Flai-Cgil suggerisse ai lavoratori a favore dello stesso accordo, in minoranza, di raccogliere delle firme per richiedere un altro referendum, richiesta appoggiata dal sindacato. E se vince di nuovo il no cosa facciamo? Votiamo ancora, fino a quando il risultato non è quello desiderato?» dice Bleusi.(a.b.)
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