Sicurezza
Piazza come lo stadio «I secchioni d’Europa li battiamo sempre»
Tanti giovani con bandiere e sciarpe davanti ai tre schermi E poi la carovana di auto al Celide come ai mondiali del 2006
LUCCA. Alle 23.20 si scatena l’inferno sulla circonvallazione. Centinaia di auto - ma anche furgoncini e Suv - convergono da ogni angolo della periferia per festeggiare la vittoria dell’Italia che dopo 12 anni raggiuge la finalissima di un campionato Europeo. Al diavolo la crisi che attanaglia il Paese. C’è voglia di far festa, di sentirsi vivi. I finestrini delle macchine sono aperti e spunta un vessillo verde bianco e rosso. Bandiere, sciarpe, magliette, cartelli con slogan d’incitamento. Nel caldo torrido di fine giugno i clacson delle auto e le accelerazioni dei motorini si protraggono per tutta la notte. Tanti i bambini che i genitori tengono per mano e che, muniti di una bandiera spesso più grande di loro, provano a sventolarla ogni volta che dalla strada passa una macchina e riecheggia il grido primordiale «Italia, Italia». Al Celide si forma, puntualmente, un gigantesco imbuto. Si va avanti a passo d’uomo e anche i meno coinvolti finiscono per essere contagiati dalla grande euforia che si respira. Da Lucca sono partiti alla volta di Varsavia una trentina di supporters. E gli amici attendono con trepidazione il loro ritorno per farsi raccontare l’emozione di quei 90 minuti da tramandare ai figli e ai nipoti. E i tedeschi che pur affollano la città e le campagne circostanti. La Deutschland «uber alles» se ne resta nascosta. Non si vede una bandiera a pagarla oro. Quattro turisti bavaresi camminano a coppie nella zona di piazza della Colonna Mozza. Si sforzano di ridere, commentano a testa bassa. Ma anche stavolta sono loro gli sconfitti. Almeno nel calcio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
