Il Tirreno

Lucca

Indagato dipendente comunale

di Luca Tronchetti
Indagato dipendente comunale

Giudizio immediato per truffa: prendeva soldi per pagare le marche da bollo

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LUCCA. Di fronte alla polizia giudiziaria che lo interrogava ha ribadito di aver commesso la truffa ai danni del comune di Lucca e dell’Erario per dimostrare a tutti le falle del sistema di certificazione e dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà rilasciate in bollo dagli enti pubblici. Una strana difesa quella di Luigi Chiariello, 46 anni, originario di Napoli e domiciliato in via. S. Andrea. Nei suoi confronti il sostituto procuratore Fabio Origlio ha chiesto il giudizio immediato per truffa ai danni dell’amministrazione comunale di Lucca e dell’Agenzia delle Entrate. Una truffa per un importo non inferiore ai 1257 euro di cui lui stesso si è autodenunciato per voler dimostrare che il «sistema non funziona».

Chiariello viene assunto dal comune di Lucca attraverso le liste di collocamento. E sistemato allo sportello per il rilascio, tra l’altro, di certificati in bollo e di dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà. Per lui quel sistema che prevede l’acquisto - da parte dell’utente che chiede il certificato - di marche da bollo per un importo di 14,62 euro ogni atto può essere tranquillamente eluso a discapito dello Stato. Chiariello sperimenta il modo in cui raggirare il Comune e l’Erario. Siamo a giugno 2011 quando l’impiegato - invece di pretendere come prevedono le disposizioni interne dell’ufficio che l’utente arrivi con la marca da bollo da 14,62 euro - accetta il denaro che gli fornisce un ignaro cittadino. A quel punto appone sulla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà chiesta dall’utente il timbro dell’ufficio attestante l’assolvimento del «bollo virtuale» e annota sul sistema informatico il rilascio di certificati in carta semplice invece che in carta bollata. Un sistema che ripropone in numerose circostanze. Sino alla fine del marzo scorso. Quando, dopo un controllo interno sulle modalità di pagamento del bollo per atti di notorietà, decide lui stesso di rivolgersi all’autorità giudiziaria e farsi interrogare dalla pg dei carabinieri in servizio in procura. È lui stesso a contestualizzare la vicenda e fornire le prove. Ribadendo la sua teoria.

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