La manifestazione
Quotazioni delle case ancora in discesa
LUCCA. Calano le transazioni immobiliari e continuano a scendere i valori delle abitazioni. La crisi economica che colpisce l’Europa fa vittime illustri anche in provincia di Lucca dove uno degli...
LUCCA. Calano le transazioni immobiliari e continuano a scendere i valori delle abitazioni. La crisi economica che colpisce l’Europa fa vittime illustri anche in provincia di Lucca dove uno degli investimenti per eccellenza del nostro Paese, il mattone, continua a soffrire per la congiuntura.
I primi a lanciare avvertimenti sono stati gli operatori del settore.
Su tutti i costruttori, preoccupati per le alte quote d’invenduto, a ruota gli agenti immobiliari che hanno messo in luce il progressivo calo delle vendite e la conseguente flessione dei prezzi al metro quadrato.
Il tutto in un contesto in cui l’Imu rischia di spingere altri proprietari di una seconda casa a metterla sul mercato.
Ora a certificare la tendenza arriva l’Agenzia del territorio che in merito al mercato residenziale mette nero su bianco ciò che finora era stato annunciato da più parti.
I dati sono relativi al secondo semestre del 2011 e dicono che in quei sei mesi nella nostra provincia si sono registrate 1.887 transazioni, addirittura il 2,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010.
In numeri assoluti Lucca si piazza al quarto posto in Toscana dietro a Firenze (4.938), Pisa (2.569) e Livorno (2.108) ma la diminuzione delle vendite è di gran lunga al di sotto della media regionale (-0,5%), senza considerare che intorno a noi ci sono altre province largamente in attivo come Massa, Firenze, Pisa e Grosseto.
E la contrazione del numero delle vendite va a braccetto con il calo delle quotazioni al metro quadrato che si sono fermate a 2.595 euro, subito alle spalle di Firenze (2.713) e Livorno (2.645) e ben al di sopra dei 2.233 euro che rappresentano la media regionale.
La variazione negativa dello 0,8% però è una delle peggiori in Toscana – peggio hanno fatto solo Firenze (-1%) e Siena (-6,8%) – e a questo punto i campanelli d’allarme iniziano a essere sempre più insistenti.
Alessandro Petrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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