Il Tirreno

Lucca

Panem, no all’accordo con Novelli

I dipendenti votano così al referendum proposto dal sindacato Flai Cgil

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ALTOPASCIO. No all’accordo con il Gruppo Novelli. I lavoratori della Panem hanno votato un referendum sull’accordo che da ormai un paio di settimane circola tra gli operai e il no ha vinto in maniera schiacciante. A chiedere la consultazione la Flai-Cgil. Si tratta di un accordo prospettato ai lavoratori dalla Flai-Cgil durante l’ultima assemblea, una decina di giorni fa, che aveva fatto seguito all’ennesimo incontro tra azienda, enti e sindacati avvenuto a Palazzo Ducale. Già allora, i lavoratori avevano reagito con molte proteste ai contenuti del documento (all’epoca definito un’ipotesi dalla Flai). Nonostante il voto contrario, però, la tensione non è diminuita sotto la grande tenda che ospita il presidio degli operai più di sei mesi. Sembra, infatti, che si stia cercando di raccogliere le firme dei lavoratori che non hanno partecipato alla votazione, con l’obiettivo di proporne un’altra e, forse, ribaltare la situazione. Ora non rimane che da vedere se la Flai-Cgil rispetterà l’esito del referendum (dopo averlo indetto) o se il sindacato cercherà comunque di firmare l’accordo, nonostante questo sia stato definito dai sindacati una soluzione non percorribile senza le dovute modifiche, come sottolineò il segretario provinciale della Flai Lino Giovannelli durante l’ultima assemblea con i lavoratori. L'accordo prevede 4.000 euro sul Tfr di ogni lavoratore come anticipo (mille euro al mese da luglio a ottobre), previo nulla osta da parte dell’assemblea dei creditori. Se il 25 settembre il concordato verrà accolto, quei 4milaeuro saranno interpretati come incentivo all’esodo e l'assemblea dei creditori potrà mettere a disposizione i fondi per rifondare il Tfr. In cambio di questa manovra, la Novelli chiede la rimozione del presidio (entro il 15 luglio) e promette di presentare domanda di modifica del concordato. A mettere in allarme i lavoratori sono i troppi “se”. Prima di tutto, l’assemblea dei creditori deve dare il suo parere positivo (non scontato). Quindi, il tribunale di Monza deve dire sì alla modifica del concordato, o quei soldi tolti al Tfr non saranno messi a disposizione e non si tramuteranno poi in incentivo all'esodo. Il tutto, nella speranza che non venga dichiarato il fallimento. (a.b.)

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