Sicurezza
I lavoratori Eurosak respingono Selene
Niente delega alla Rsu di aprire la trattativa con l’azienda di Pontetetto, che si ritira: incerto il futuro della ditta di Porcari
PORCARI. I lavoratori dicono no a Selene. Il futuro della Eurosak si fa più incerto che mai, mentre si prospetta una complessa fase giuridica, tra la sentenza del tribunale di Lucca e quella della Corte d’Appello di Firenze. Ieri, nel primissimo pomeriggio, tra le 13.45 e le 14.45, 51 lavoratori dell’azienda di Porcari si sono riuniti in assemblea, dove i sindacati avrebbero dovuto illustrare il piano industriale presentato dalla Selene, l’azienda di Pontetetto a cui il giudice delegato Lucente aveva affidato l’affittanza dell’Eurosak. Prima di illustrare il piano, però, i sindacati (presente, oltre ai rappresentanti delle Rsu, anche Paolo Pierotti della Cisl) hanno chiesto ai lavoratori di delegare o meno la Rsu ad aprire la trattativa con Selene. Ebbene, in 45 hanno detto no, mentre in sei si sono astenuti. Decaduto, quindi, il mandato ai sindacati, ma decaduta anche la proposta di Selene (e l’affittanza), che si ritira dalla partita senza rischiare alcun problema legale, visto che a fermare tutto sono stati i dipendenti. Che la situazione si sarebbe complicata lo si era capito nei giorni scorsi, quando si era sparsa la notizia che la Corte d’Appello di Firenze aveva accolto il ricorso contro il fallimento presentato dalla famiglia Colombini. In effetti la situazione appare ora molto complessa. O la famiglia Colombini ottiene di tornare (con l’obbligo, però, di affrontare una situazione economico-finanziaria non certo semplice), o si attende la sentenza della Cassazione, che però potrebbe arrivare anche tra un anno. A escludere la prima ipotesi è stato ieri il giudice Giacomo Lucente, che ha rigettato l’istanza di restituzione dell’azienda alla famiglia Colombini. Il 30 giugno, intanto, termina l’esercizio provvisorio e sul futuro si addensano nuvole nere.
Quattro mesi di trattative e lavoro per riottenere una qualche forma di equilibrio rischiano di andare in fumo. Fondata nel 1962 come ILPA s.d.f. Industria Lavorazione Materie Plastiche, Eurosak cambia nome nel 1968 con il trasferimento della produzione nell'attuale stabilimento di Porcari, per poi passare dalla forma societaria di Srl a società per azioni nel 1980. Per anni, l’azienda ha navigato in buone acque, fino ai primi mesi del 2012, quando la crisi era venuta alla luce in tutta la sua drammaticità. La prima soluzione che si era presentata era stata quella dell’affitto di un ramo d’azienda da parte di un’azienda concorrente, la Faggytt Italia, affiancata dalla Colortec. Canone mensile di 30mila euro, con l'intenzione di acquisire la Eurosak al termine del periodo transitorio, per un controvalore di 5 milioni di euro. A poche settimane di distanza, il primo colpo di scena, con il giudice fallimentare che revoca la disposizione d’affittanza e convoca altre due aziende, la Selene e la Termoplast. Nel frattempo, la famiglia Colombini aveva presentato ricorso alla Corte d’Appello per impugnare il provvedimento del giudice fallimentare. Pochi giorni dopo, l’ennesima svolta: Faggyt Italia e Colortec si ritirano e il giudice decide di affidare l’affittanza alla Selene. La società di Pontetetto presenta, come richiesto, un piano industriale, sul quale sarebbero dovute partire le trattative.
Adesso l’ultimo colpo di scena: il no dei lavoratori, la revoca del mandato alle Rsu di aprire la trattativa, il passo indietro di Selene. Nell’attesa che si esprime la Cassazione, il destino dipendenti è quantomai incerto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
