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Lucca

Ichino promuove la riforma del lavoro

Ichino promuove la riforma del lavoro

Il senatore e professore della Statale al dibattito organizzato da Assindustria a palazzzo Bernardini

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LUCCA. Sono stati due relatori di spicco a trattare ieri pomeriggio un tema assai delicato come quello relativo alle "Prime riflessioni sulla nuova riforma del lavoro". Pietro Ichino, senatore e professore ordinario all'università Statale di Milano, e Pierangelo Albini, direttore delle relazioni industriali di Confidustria, hanno parlato di come vedono la nuova riforma Monti-Fornero.

L'incontro, a palazzo Bernardini, è stato organizzato dal gruppo giovani imprenditori Assindustria di Lucca e fondazione Giuseppe Pera.

I lavori sono stati aperti dal presidente dei giovani imprenditori di Assindustria Massimo Barsotti cui sono seguiti gli interventi dei due relatori con moderatore Enrico Pace.

Pietro Ichino ha esordito facendo una precisazione su come «il contenuto del disegno di legge può essere anche criticato ma va evidenziato il fatto che un Paese che prende un impegno (come l'Italia ha fatto nel settembre 2011 verso l'Ue nel riformare il diritto del lavoro) ed è capace di portarlo a termine entro quanto previsto non è assolutamente scontato. Ci sono anche difetti gravi nel disegno di legge, ma le cose positive prevalgono».

Tre secondo il professore i punti chiave: «Con questa riforma si supera il dualismo del lavoro, si parla della riforma degli ammortizzatori sociali e dei licenziamenti e quest'ultimo punto ci allinea al resto d'Europa».

Un elemento, quindi, cardine quello che tratta i licenziamenti che tiene legati i lavoratori alle imprese che vivono momenti di difficoltà, per far sì che non vadano perse le professionalità quando c'è la possibilità di ritornare a produrre da parte dell'azienda che ha finito il periodo di crisi. «E sull'articolo 18? Si diceva che non si poteva toccare e invece è stato riscritto», aggiunge il senatore. Più critico Pierangelo Albini che parla di «vicenda anomala dove lo Stato ascolta le parti sociali, prende accordi ma che poi vengono modificati». Cita, infine, il tanto discusso articolo 18: «Non è quello che avremmo voluto noi ma è comunque un passo in avanti».

Azelio Biagioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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